E dopo?


MORTE OPERAIO ILVA TARANTO; TRE CONDANNE
(ANSA) – TARANTO, 22 DIC
– Tre condanne per omicidio colposo
per la morte dell’operaio dell’Ilva Silvio Murri, di 38 anni,
vittima di un incidente sul lavoro avvenuto il 21 maggio del
2004. Lo ha deciso il giudice monocratico del tribunale di
Taranto Francesco Cacucci.
Il giudice ha condannato il capo reparto, Luigi Buzzerio (a
un anno e quattro mesi), e due tecnici dell’Ilva, Giovanni
Ritelli (a un anno e due mesi) e Giuseppe D’Aniello (a un anno).
Per tutti la pena è stata sospesa. È stato inoltre disposto il
risarcimento del danno alle parti civili da liquidare in sede
civile e una provvisionale di 20.000 euro ciascuno per la moglie
e il figlio minorenne della vittima.
Murri stava smontando, insieme ad altri due colleghi, un
ponteggio quando precipitò da un’altezza di circa otto metri.
 
ILVA, IN 24 A GIUDIZIO PER MORTE OPERAIO
(ANSA) – TARANTO, 2 DIC
– Il gup del tribunale di Taranto
Valeria Ingenito ha rinviato a giudizio 24 persone in relazione
all’incidente avvenuto nello stabilimento Ilva il 9 settembre
2005 in cui perse la vita Gianluigi Di Leo, di 25 anni, operaio
di Mottola (Taranto). Le accuse sono di omicidio colposo e
omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro.
L’operaio, che lavorava per conto della ditta ‘Nigro’ di
Crispiano, fu schiacciato e ucciso da una trave staccatasi nel
deposito bramme 1 in seguito allo scontro tra due carri-ponte.
Il processo è stato fissato per il 4 marzo 2009. Sotto processo
sono finiti dipendenti dell’Ilva e dell’impresa Nigro e
responsabili della sicurezza.
 
CATANIASaranno processati cinque colleghi
di lavoro
di Giuseppe Virgillito e Fortunato Calabrese, i due
operai di Rfi morti il primo settembre scorso travolti dal treno
regionale 382 Palermo-Catania mentre stavano lavorando a un
binario nella stazione di Motta Sant’Anastasia, nel catanese.
Lo ha deciso il Gip Angelo Costanzo accogliendo la richiesta
di giudizio immediato della Procura. Per il capostazione di
Motta Sant’Anastasia, Giuseppe Apa e il caposquadra Castrense
Cassaro il reato ipotizzato è di omicidio colposo. Altri due
colleghi delle vittime, Salvatore Battaglia e Salvatore Cantale,
e un dipendente della Ferrovie, Pasquale Bruno, sono accusati di
favoreggiamento personale. Secondo l’accusa avrebbero tentato di
coprire le responsabilità del caposquadra posizionando dopo
l’incidente la segnaletica lungo i binari, che invece non era
stata messa per segnalare i lavori in corso.
La prima udienza del processo si terrà il 12 gennaio
prossimo davanti un Tribunale monocratico di Catania.

MORTI A1; 1O INDAGATI, COINVOLTE IMPRESE
(ANSA) – FIRENZE, 28 NOV
– Il sostituto procuratore della
Repubblica di Firenze Luciana Singlitico ha iscritto nel
registro degli indagati 10 persone per omicidio colposo plurimo
in relazione alla morte dei tre operai precipitati il 2 ottobre
scorso da un pilone in costruzione in un cantiere autostradale a
Barberino di Mugello (Firenze). Il pm ha coinvolto nell’
inchiesta anche tre imprese – Toto Costruzioni, Antonini srl e
Manutenzione strade srl
– ipotizzando una loro responsabilità
amministrativa derivante da illecito penale ai sensi del decreto
legislativo 231 del 2001.
Le società sono sottoposte ad indagini poichè il reato di
omicidio colposo ipotizzato nell’inchiesta sarebbe dipeso da
un’inosservanza delle norme di sicurezza sul lavoro.
Nel cantiere morirono Giovanni Mesiti, 49 anni, di Locri
(Reggio Calabria), Rosario Caruso, 26 anni, di Sinopoli (Reggio
Calabria), e Gaetano Cervicato, 45, di Melito (Napoli). (ANSA). 
 
NOVE INDAGATI PER CROLLO NEL MANTOVANO
(ANSA) – MANTOVA, 28 NOV
– La Procura di Mantova ha indagato
nove persone per il crollo dell’edificio in via di
ristrutturazione avvenuto ieri a Castiglione delle Stiviere, in
cui sono rimasti feriti due operai.
Nel registro degli indagati per lesioni personali e disastro
colposo sono finiti i titolari delle tre imprese impegnate nei
lavori, i responsabili della sicurezza e i progettisti. «È un
atto dovuto», si è limitato a dire oggi il procuratore della
Repubblica di Mantova Antonino Condorelli.
Dai primi accertamenti tecnici sarebbe emerso un errore nella
programmazione dei lavori che avrebbe indotto gli operai ad
agire su una parte dell’edificio anzichè su un’altra,
provocando il cedimento di una trave. Intanto, le condizioni dei
due operai rimasti feriti nel crollo e ricoverati negli ospedali
di Brescia e di Mantova continuano a migliorare.(ANSA).

DOPO MORTE OPERAIO ENEL RESCINDE SUBAPPALTO
(ANSA) – BRINDISI, 28 NOV
– I dipendenti della ‘Nuova Leucci
srl
‘ bloccano da questa mattina i cancelli della centrale Enel
Federico II di Brindisi.
La manifestazione – hanno reso noto – è stata motivata dalla
decisione della azienda termoelettrica di rescindere i contratti
di subappalto con la ‘Nuova Leuccì dopo l’incidente sul lavoro
avvenuto lo scorso 4 novembre a seguito del quale è morto, un
paio di settimane dopo, l’operaio Vincenzo Manderino, dipendente
della Leucci e padre di nove figli.
Nel corso della protesta, i manifestanti hanno tentato di
impedire a dipendenti dell’Enel e ai mezzi di entrare nella
centrale.
 

TORINO – 17 NOV – THYSSEN RINVIO A GIUDIZIO – Rinvio a giudizio per omicidio volontario con dolo
eventuale per l’ad della ThyssenKrupp, Herald Espenhahn, perchè in
qualità di amministratore delegato e membro del comitato esecutivo
con delega per la produzione e sicurezza sul lavoro, il personale, gli
affari generali e legali, «cagionava la morte» dei sette operai
rimasti coinvolti nel rogo del 6 dicembre scorso, «in quanto ometteva
di adottare misure tecniche, organizzative, procedurali, di
prevenzione e protezione contro gli incendi», con riferimento alla
linea 5, «pur rappresentadosi la concreta possibilità del
verificarsi di infortuni anche mortali, in quanto a conoscenza di più
fatti e documenti» «ed accettando il rischio del verificarsi di
infortuni anche mortali sulla linea 5». È quanto rileva il decreto
del gup Francesco Gianfrotta che dispone il rinvio a giudizio degli
indagati per l’incendio nello stabilimento torinese.
Il giudice, che ha accolto l’impianto accusatorio della procura,
sottolinea la mancanza, nella fabbrica di corso Regina Margherita
«del certificato di prevenzione incendi» e dell’adozione di misure
come «una adeguata e completa valutazione del rischio incendio,
un’effettiva organizzazione dei percorsi informativi e formativi nei
confronti dei lavoratori e un sistema automatico di rilevazione e
spegnimento degli incendi, misure rese ancor più necessarie per la
situazione che si era creata a causa della disposta chiusura dello
stabilimento».
A tutti gli indagati, oltre all’ad, anche Marco Pucci, Gerald
Priegnitz, Daniele Moroni, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, oltre al
legale rappresentante dell’azienda, viene contestato il fatto di
«aver omesso, nell’ambito delle rispettive attribuzioni e competenze,
di collocare impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri e
infortuni sul lavoro con riferimento alla linea di ricottura e
decapaggio APL5».

PALERMO14 NOV – Il gup di Palermo, Maria Elena
Gamberini, ha rinviato a giudizio Alessio Alessi, titolare della
ditta «Publiposter & Multimedia s.p.a», imputato dell’omicidio
colposo di un dipendente, Francesco Conciauro, morto nel 2003
cadendo da un ponteggio di 2 metri, sul quale montava un’insegna
luminosa di un negozio in via Piersanti Mattarella, a Palermo.
La vittima, che aveva 37 anni, morì dopo un mese di coma.
Il pm aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta. Ma il gip
Maria Pino, accogliendo l’opposizione del legale di parte
civile, Fausto Amato, ha disposto l’imputazione coatta.
Secondo l’accusa, Alessi non avrebbe «valutato i rischi per
la sicurezza specificamente relativi al lavoro da svolgere e non
avrebbe adottato le misure necessarie per la salute e la
sicurezza del dipendente».
Il dibattimento inizierà il 30 gennaio davanti alla IV
sezione penale del Tribunale di Palermo. 

MORÌ SOTTO GRU, CONDANNATO TITOLARE DITTA – FIRENZE, 12 NOV – Morì a 23 anni, schiacciato dalla
gabbia della gru che stava montando. In seguito all’incidente,
avvenuto nel 2004 nel Fiorentino, il presidente del cda
dell’impresa per la quale il giovane lavorava è stato
condannato dal tribunale di Firenze a due anni e sei mesi di
reclusione, con l’accusa di omicidio colposo.
L’imputato, 51 anni, residente a Prato, è accusato di non
aver fornito ai dipendenti una formazione adeguata a far fronte
ai rischi che avrebbero corso sul lavoro. Secondo quanto
ricostruito nel corso delle indagini, durante il corso di
formazione che la ditta fece seguire all’operaio, non vennero
fornite sufficienti informazioni sul montaggio della gru a cui
stava lavorando il giovane quando avvenne l’incidente.

MILANO, 11 NOV – La Procura di Milano ha chiesto il
rinvio a giudizio per omicidio colposo
nei confronti di tre
dirigenti delle Ferrovie Nord e di altre sette persone, tra
legali rappresentanti e responsabili della sicurezza dei
lavoratori di due imprese di manutenzione, e un architetto, per
la morte di un operaio
, travolto nella stazione di Bollate
Centro, nel milanese, da un treno Malpensa Express, mentre stava
effettuando alcune riparazioni su un binario. L’incidente risale
al 27 maggio 2005.
Il pm Edi Pinatto, nel chiedere il processo per i 10
imputati, ha contestato, oltre alla violazione delle norme sulla
sicurezza dei lavoratori, l’aggravante di aver agito «per mere
esigenze di contenimento dei costi»
. Insieme a un collega,
l’operaio, Sergio Della Morte di 36 anni, sposato e con tre
figli, stava facendo delle riparazioni al binario del terzo
marciapiede della stazione. Le urla di un collega che lo
avvisava dell’arrivo del convoglio, diretto a Cadorna, erano
state coperte dal rumore di flessibile elettrico, manovrato da
un altro operaio. Secondo la procura, i dirigenti e i
responsabili della sicurezza delle Ferrovie Nord e delle due
imprese che avevano preso in appalto e in subappalto i lavori di
manutenzione avrebbero dovuto, assieme all’architetto,
coordinatore del progetto, utilizzare due persone come «agenti
di protezione», e non soltanto una, per avvisare dell’arrivo
dei treni. Oltre, infatti, all«avvistatorè a distanza, che ha
cercato invano di chiamare l’operaio, avrebbe dovuto esserci
anche un ‘avvisatorè proprio vicino al lavoratore, col compito
di segnalare il pericolo.
Il gip Giulia Turri ha fissato l’udienza preliminare per il
prossimo 19 gennaio. 

SIRACUSA: INDAGATI 4 DIRIGENTI ERGMED
– 6 NOV – Quattro dirigenti dell’ErgMed sono
indagati dalla Procura di Siracusa nell’ambito dell’inchiesta
sull’incidente verificatosi ieri nello stabilimento dell’Isab
Impianti Nord di ErgMed.
Per tutti, le accuse ipotizzate dal sostituto procuratore
della Repubblica Maurizio Musco sono di lesioni colpose nei
confronti dei circa venti operai dell’impresa metalmeccanica
dell’indotto, rimasti intossicati, e violazione della normativa
sulla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.
Lo stesso magistrato, che sta coordinando il lavoro
investigativo, svolto dai carabinieri della compagnia di
Siracusa, ha anche nominato due consulenti tecnici – un docente
universitario ed un ingegnere – che dovranno fare luce sulle
cause dell’incidente. 

CIVITAVECCHIATORREVALDALIGA NORD 4 NOVEMBRE 2008
«La direzione regionale
dell’Inail si costituirà parte civile
nei procedimenti
giudiziari riguardanti le morti di Michele Cozzolino e Ivan
Ciffary». Lo ha affermato Mauro Panzieri ispettore dell’Inail
durante l’intervento svoltosi all’interno del consiglio comunale
straordinario sulla sicurezza dei posti di lavoro e nella
centrale Enel di Torrevaldaliga Nord in corso all’aula Pucci del
comune di Civitavecchia. «Inail si costituirà parte civile
perché ritiene – ha proseguito Panzieri riferendosi ai due
operai deceduti all’interno del cantiere Enel di Torrevaldaliga
Nord dove è in corso la riconversione a carbone della centrale –
che sulle cause dei due incidenti mortali Enel abbia ancora
molto da dire e ci sono cose sulle quali deve ancora
rispondere».

PESCARA, 21 OTT – Il Gup del Tribunale di Pescara,
Guido Campli ha rinviato a giudizio tre persone con l’accusa di
omicidio colposo per la morte di un giovane operaio, Americo
Pannese, 24 anni, di Moscufo (Pescara), avvenuta il 2 dicembre
2005, in seguito ad un incidente sul lavoro.
Si tratta di Giustino Di Donato, 32 anni, legale
rappresentante della ditta Ddl Srl di Città Sant’Angelo
(Pescara) e datore di lavoro della vittima, Hans Hundegger, 54
anni, tedesco, legale rappresentante della società costruttrice
della macchina per il taglio, e Walter Wilfried, 42 anni, di
Egna (Bolzano), responsabile della vendita in Italia del
macchinario. I tre sono accusati di negligenza, impudenza,
imperizia e violazione delle norme antinfortunistiche.
Il
processo si terrà il prossimo 23 marzo.
In base ad alcune perizie il giovane – che prestava servizio
in una ditta specializzata nella realizzazione dei tetti e delle
coperture in legno – sarebbe stato colpito, mentre stava
lavorando vicino ad un macchinario, dalle pinze di trascinamento
dei pezzi di legno lavorati dalla pressa. A seguito
dell’incidente il ragazzo – che lavorava da pochi mesi nella
ditta – riportò fratture multiple al bacino, lesioni gravi
vascolari e addominali, che ne causarono subito la morte. 

BRESCIA, 20 OTT – La Procura di Brescia ha chiuso
l’inchiesta sulla morte di un operaio, Alan Spranzi, schiacciato
il 5 novembre del 2007 dall’escavatore che stava manovrando
durante i lavori per la realizzazione della stazione di via
Marconi della metropolitana leggera, in città. Gli inquirenti
bresciani considerano responsabili di omicidio colposo sei
persone coinvolte a vario titolo nella vicenda. Tra loro, il
direttore, il capo, e l’assistente di cantiere. E
responsabilità vengono attribuite dalla Procura anche all’
Astaldi spa, la ditta che ha ottenuto l’appalto dei lavori.
L’Astaldi, infatti, secondo i magistrati bresciani, avrebbe
predisposto un piano operativo di sicurezza non idoneo a
individuare situazioni pericolose, non avrebbe aggiornato le
misure di prevenzione e protezione e, infine, non avrebbe dato
all’operaio morto nell’incidente la formazione e l’addestramento
specifico in relazione alla tipologia di attività che avrebbe
dovuto svolgere. Rischia una multa da 1 milione e mezzo di euro.
Alan Spranzi, mentre manovrava l’escavatore precipitò per
circa 25 metri, finendo schiacciato dal mezzo. Nel febbraio
precedente un altro operaio era morto durate i lavori di
realizzazione della metropolitana leggera di Brescia.


OPERAI ILVA MORTI; 6 CONDANNE,ASSOLTO RIVA – TARANTO, 17 OTT –
Un’assoluzione, per il presidente del Cda dell’Ilva Emilio Riva, e sei condanne – per tre dirigenti del siderurgico tarantino e per altrettanti dirigenti della ditta appaltatrice Cemit – al processo per l’incidente in cui morirono Paolo Franco, di 24 anni, di San Marzano di San Giuseppe (Taranto), e Pasquale D’Ettorre, di 27, di Fragagnano (Taranto), gli operai dell’Ilva schiacciati da una delle gru usate per movimentare le materie prime del parco minerali del siderurgico. L’incidente risale al 12 giugno 2003. La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Valeria Ingenito, che ha assolto ‘per non aver commesso il fatto’ Riva, e ha condannato a pene comprese tra un anno e quattro mesi e un anno di reclusione gli altri sei imputati. La pena più alta è stata inflitta a Luigi Capogrosso, direttore dell’Ilva; un anno di reclusione ciascuno invece per i dirigenti dell’Ilva, Salvatore Zimbaro e Giancarlo Quaranta, e per i dirigenti della Cemit Gerardo Pappalardo, Antonio Pinto e Giuseppe Bruno. Il pm contestava il concorso in omicidio colposo plurimo e violazioni alla normativa per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. È stato anche disposto il risarcimento dei danni ai familiari delle vittime, da liquidarsi in separata sede.

 

BOLOGNA, 13 OTT Un imprenditore e il direttore del
cantiere sono stati condannati dal giudice monocratico di
Bologna per la morte di un operaio
di 52 anni, Giuseppe Ciocca,
in realtà assunto come autista, che venne travolto il 27
ottobre 2003 da un solaio durante lavori commissionati dal
Comune per la costruzione di un blocco all’interno del cimitero
di Zola Predosa.
Per omicidio colposo sono stati condannati ad un anno (pena
sospesa) il datore di lavoro, Giuseppe Camardo, 57 anni, di
Baranello (Campobasso), e ad un anno e sei mesi il direttore del
cantiere, Luigi D’Amico, di 69, di Campobasso. Anche la vittima
era nata in provincia di Campobasso. La sentenza ha previsto
anche una provvisionale di 100.000 euro a testa per le tre parti
civili, la moglie e i due figli di Ciocca. «Bisognerebbe
prestare maggiore attenzione alle ditte a cui si affidano i
lavori
– ha commentato l’avv.Desi Bruno, che ha assistito i
familiari della vittima come parti civili – soprattutto quando a
commissionare i lavori è un ente pubblico».
È stato assolto, per non aver commesso il fatto, un terzo
imputato, direttore di zona della Calcestruzzi Spa.
Secondo il capo di imputazione il getto del calcestruzzo
avvenne in presenza di condizioni meteo sfavorevoli e comunque
omettendo di adottare precauzioni per impedire che la pioggia
battente interferisse. Inoltre le operazioni di disarmo del
solaio del terzo piano vennero cominciate prima che fosse
decorso il termine per al maturazione del cemento. Così Ciocca
tolse l’armatura che aveva sorretto l’impalcatura durante la
gettata nel blocco in costruzione e venne travolto dal solaio
che gli crollò addosso e lo uccise. Il cantiere per
l’ampliamento del cimitero di Zola, già prima dell’incidente
mortale era stato sottoposto a sequestro per inosservanza delle
normativa antinfortunistica.

ETERNIT: STRAGE DI 2000 MORTI, DUE RICHIESTE GIUDIZIO – TORINO, 10 OTT
Disastro doloso, omissione
volontaria di cautele contro le malattie professionali: con
queste accuse la Procura di Torino ha concluso la sua inchiesta
sulla lunga catena di morti provocate – è la tesi –
dall’amianto usato negli stabilimenti italiani dell’Eternit.
Il pm Raffaele Guariniello ha chiesto di processare i vertici
della multinazionale svizzera del cemento, il miliardario
elvetico Stephan Schmidheiny, 61 anni, e il nobile belga Jean
Louis Marie Ghislain De Cartier, 87 anni. Sono loro, a suo
giudizio, i responsabili di quanto avveniva nelle quattro sedi
prese in esame durante le indagini: Cavagnolo (Torino), Casale
Monferrato (Alessandria), Bagnoli (Napoli), Rubiera (Reggio
Emilia). Conoscevano la portata del problema, ma non hanno preso
provvedimenti adeguati.
Le carte processuali, composte da oltre 200 mila documenti,
raccontano la storia di migliaia di persone colpite da
mesotelioma, carcinoma, asbestosi: dipendenti Eternit, ma anche
i loro familiari e persino residenti nelle vicinanze della
fabbrica. Basta il conto dei lavoratori deceduti per dare la
portata della tragedia: 1.378 a Casale
(più sedici di una ditta
esterna), 118 a Cavagnolo, due a Rubiera e 384 a Bagnoli, dove
fino all’apertura dell’inchiesta il problema non si conosceva
nemmeno. Poi ci sono i 697 operai gravemente malati. E ci sono i
semplici cittadini: un deceduto a Cavagnolo, 252 a Casale
Monferrato, quattro a Rubiera; a Bagnoli i colpiti dalle
patologie sono tre.
Un vero «disastro», come si legge nel capo d’accusa,
generato dalla dispersione nell’aria delle fibre d’amianto. Nei
paesi che la ospitavano, e in particolare a Casale, la Eternit
faceva distribuire una parte dei propri manufatti per
pavimentare strade e cortili o per coibentare i sottotetti,
senza però far presente «la pericolosità dei materiali»: le
popolazioni, quindi, sono rimaste per decenni soggette a
«un’esposizione incontrollata, continuativa e a tutt’oggi
perdurante» che non ha risparmiato nemmeno «fanciulli e
adolescenti». Gli avvocati di parte civile sottolineano che
l’azienda ha sempre minimizzato: «Per i dirigenti la consegna
era di non parlare e, in caso di necessità, rivolgersi a un
certo laboratorio tedesco per avere indicazioni». Nemmeno sui
sacchi d’amianto compariva qualche dicitura sui possibili rischi
per la salute. Quanto alle condizioni operative delle quattro
sedi, Guariniello e i suoi ispettori affermano che sono state
trascurate misure come gli impianti di ventilazione o
aspirazione delle polveri, i sistemi di lavorazione a ciclo
chiuso, i piccoli dispositivi di protezione personale come le
mascherine. E si poteva evitare che a lavare le tute da lavoro
degli operai fossero le mogli, in casa: in diverse si sono
ammalate.
Negli ultimi quindici anni sono già stati processati diversi
rappresentanti locali dell’Eternit. Ora si cercano le
responsabilità ai massimi livelli. E una seconda inchiesta
riguarda gli italiani che hanno prestato servizio nelle sedi in
Svizzera. Qui l’indagato è Thomas Schmidheiny, fratello di
Stephan, altro membro di una delle famiglie più ricche del
mondo: secondo notizie raccolte in Procura, ad essa viene
attribuita la proprietà della striscia di terra in Centro
America che la Rai affittò per girare il reality ‘L’Isola dei
Famosì.
(mauro.barletta ansa.it)

VENEZIA, 6 OTT – I due titolari di una vetreria di
Murano (Venezia) sono stati condannati entrambi ad un anno e 10
mesi di reclusione (pena sospesa) per la morte di una loro
dipendente, uccisa per strangolamento da una sciarpa incastrata
in un tornio su cui stava lavorando.
Il gup Giuliana Galasso ha inflitto la pena a Luca e Luigi
Molin, della «Tre Emme», per la morte di Sara Tagliapietra, 25
anni, avvenuta nel gennaio del 2007. La giovane era da sola in
fabbrica
quando avvenne la tragedia. Il gup ha anche previsto
delle provvisionali da 80 mila euro l’uno per i genitori della
donna. 25 mila euro per il fratello, 100 mila per il marito e
150 mila euro per la figlia.
Sara Tagliapietra era stata trovata morta con una sciarpa
stretta al collo e incastrata in un tornio. Inizialmente i
carabinieri avevano optato per l’ipotesi di un suicidio, ma
successive indagini di polizia giudiziaria, coordinate dal Pm
Lucia D’Alessandro in collaborazione con gli stessi militari
dell’Arma, avevano permesso di ricostruire un quadro diverso
della vicenda, attribuendo la morte a un incidente sul lavoro.

 


TORINO 6 OTTOBRE
– Si è chiusa con la richiesta, da
parte delle difese, dell’acquisizione di un video contenente una
ricostruzione virtuale del funzionamento della linea 5, quella in cui
la notte del 6 dicembre scoppiò il terribile incendio nel quale
persero la vita 7 operai, l’udienza preliminare di oggi del caso
Thyssen Krupp. I difensori hanno depositato insieme alla consulenza
tecnica un dvd di una ventina di minuti chiedendone l’acquisizione,
richiesta a cui la Procura si è opposta.
Il gup Francesco Gianfrotta si è riservato la decisione su
questa richiesta così come su quella, avanzata sempre dalle difese,
di tradurre tutti gli atti non ancora tradotti. Questa mattina i
difensori avevano sollevato un’eccezione di nullità dell’avviso di
chiusura indagini proprio per una questione di traduzione. Eccezioni
che oggi pomeriggio il giudice ha respinto giudicando che ci
fossero elementi per ritenere che gli imputati di lingua tedesca
conoscessero l’italiano, come ad esempio alcuni carteggi.

TORINO 02 OTTOBRE ThyssenKrupp

Sono 54 i lavoratori della
Thyssen Krupp la cui richiesta di costituzione di parte civile nel
processo per la morte dei 7 operai vittime dell’incendio del 6
dicembre scorso non è stata accolta dal giudice di Torino Francesco
Gianfrotta. Si tratta di quelli che firmarono il verbale di
conciliazione in sede sindacale, documento che secondo il giudice
aveva un contenuto molto ampio, comprendendo non solo i titoli di
possibili richieste collegate alla cessazione del rapporto di lavoro
ma anche a eventuali titoli di danno ravvisabili a loro sfavore. I
verbali, inoltre, contengono la rinuncia a far valere pretese nei
confronti di tutti i soggetti obbligati o coobbligati con la Thyssen.
Secondo quanto emerso 8 dei verbali erano stati firmati prima
dell’incendio, 17 il 7 dicembre giorno dopo il rogo, mentre gli altri
risultano essere stati sottoscritti tra l’11 gennaio e il 15 settembre
2008.
Inoltre risulterebbe che siano stati firmati tutti, con
l’assistenza di 3 sindacalisti, nei locali dell’azienda di Corso
Regina Margherita.
Ammessa invece la costituzione di parte civile di
46 lavoratori che non firmarono i verbali e dei 4 sindacati, Fim,
Fiom, Uilm e Cobas. Comune e Provincia di Torino e
Regione Piemonte saranno parti civili nel processo per il rogo della
Thyssen Krupp. È quanto deciso dal gup di Torino Francesco Gianfrotta
che ha anche accolto la richiesta di costituzione dell’associazione
medicina democratica che nel suo statuto ha, fra le finalità, quella
della tutela della salute nei luoghi di lavoro, escludendo invece il
Codacons il cui statuto è stato ritenuto non sufficientemente
specifico.
Il giudice ha inoltre ritenuto di ammettere la Regione come
parte civile considerando il danno patrimoniale per le spese sostenute
in seguito al grave infortunio sul lavoro.

TORINOSi è chiuso con nove condanne e sei
assoluzioni il processo
, celebrato dal tribunale di Torino, per
i tumori di sospetta origine professionale che colpirono ex
lavoratori nello stabilimento di Settimo Torinese della Pirelli.
La causa riguardava il decesso di quattordici persone e le
malattie lamentate da altre dieci.
Il giudice Giorgio Gianetti ha inflitto la pena più elevata
(due anni e otto mesi) a due ex direttori di stabilimento. Le
assoluzioni riguardano dirigenti che hanno ricoperto le loro
cariche solo per brevi periodi e, quindi, non sono stati
ritenuti responsabili.
La pubblica accusa è stata sostenuta dal pm Gabriella
Viglione sulla scorta di indagini coordinate dal procuratore
Raffaele Guariniello, e ha messo in relazione le patologie con
sostanze nocive (adoperate durante la lavorazione) come
idrocarburi, amine aromatiche, amianto.
Le parti civili sono state risarcite.

 

TORINOProcesso Thyssen 26 settembre

La difesa della Thyssen Krupp,
secondo quanto si apprende, avrebbe chiesto oggi in aula a Torino, di
respingere tutte le richieste di costituzione di parte civile
avanzate
da un centinaio di lavoratori, dal Comune e dalla Provincia di Torino,
dalla Regione Piemonte e dal’ ex dipendente, ora parlamentare del Pd,
Antonio Boccuzzi.
In particolare, per 54 lavoratori gli avvocati difensori della
multinazionale tedesca avrebbero chiesto la non ammissibilità in
virtù di un accordo sottoscritto dai lavoratori
nel quale gli stessi
si sarebbero impegnati a rinunciare a qualsiasi azione legale nei
confronti dell’azienda in cambio di una buonuscita. A questo proposito il segretario provinciale della
Fiom, Giorgio Airaudo, ricorda che «quel verbale non è utilizzabile
per escludere i lavoratori dal processo. Ciò che era stato pattuito
non riguardava la rinuncia a costituirsi parte civile».
«Oggi – ha aggiunto il sindacalista – la cosa importante è che
tutti, Regione, Enti locali e lavoratori hanno sostenuto di voler
essere al processo». Il gup, Francesco Gianfrotta, si è riservato di
decidere entro il 6 di ottobre quando è già stata fissata una nuova
udienza.

FIRENZE, 18 SET – Il gip del tribunale di Firenze,
Anna Favi, ha rinviato a giudizio per omicidio colposo il
titolare di una carrozzeria di Rufina (Firenze) dove nel 2006
due giovani operai – Claudio Capodicasa di 20 anni e Mario
Mangione di 19 anni – rimasero intrappolati da un incendio e poi
morirono per le gravissime ustioni riportate.
L’incidente risale al 4 agosto 2006 mentre i decessi
avvennero nei giorni successivi. Quel giorno i due operai erano
intenti a pulire con segatura e liquido diluente il pavimento
quando furono avvolti dal fuoco innescato dalle scintille della
fiamma ossidrica con cui un altro collega saldava un pannellone
al forno della carrozzeria. Nonostante i soccorsi immediati e il
ricovero presso il Centro Grandi ustionati di Padova, i due
operai morirono e fu aperta un’inchiesta dalla procura.
Tra le ragioni per cui al titolare della carrozzeria viene
contestato l’omicidio colposo ci sono la mancata formazione
degli addetti e l’assenza di istruzioni su come dovessero agire
evitando situazioni di potenziale pericolo.
Il processo comincerà il 17 novembre alla prima sezione
penale del tribunale di Firenze.

BARI, 11 SET – Non avrebbe fornito al lavoratore
adeguata formazione nè lo avrebbe informato sui rischi connessi
all’utilizzazione delle attrezzature da lavoro: per questo
motivo la procura di Bari ha inviato un avviso di conclusione
delle indagini preliminari per lesioni colpose a Domenico Alba,
legale rappresentante della ditta ‘Beton Prefabbricati srl‘ di
Monopoli (Bari) nella quale il 30 aprile scorso rimase
gravemente ferito un operaio, Fabrizio D’Alessio, trentenne.
D’Alessio era addetto al servizio betonaggio: mentre compiva
lavori di assemblaggio di un pilastro e cercava di recuperare un
piolino dall’interno di una cassaforma, si appoggiò sulla
sponda laterale della struttura in metallo (senza metterla prima
in sicurezza) e vi cadde all’interno. A seguito dell’urto,
rimase con il capo incastrato tra la sponda centrale fissa e
quella laterale e riportò gravi fratture al volto e lesioni al
cuoio capelluto e auricolari.

L’AQUILA, 26 AGO – Sette persone, di Teramo e
L’Aquila, sono state denunciate per omicidio colposo e
violazione delle leggi speciali di sicurezza sul lavoro
in
merito all’incidente avvenuto lo scorso 28 giugno nel cantiere
della ditta «Silveri srl» di Preturo (L’Aquila), nel quale è
morto l’operaio bosniaco, Misljimi Memetali, rimasto schiacciato
da una mensola d’acciaio di 250 chili sganciatasi da una gru.
I militari del Norm dell’Aquila, a conclusione delle
indagini, hanno denunciato l’operaio che manovrava la gru, il
responsabile del servizio prevenzione e protezione della ditta
per non avere vigilato sulla sicurezza. Stesse responsabilità
per il direttore dei lavori, l’appaltatore, il subappaltatore,
il datore di lavoro e il committente dei lavori.
«L’operaio – si legge in una nota dei Carabinieri – stava
lavorando per l’ampliamento del ponte sul ‘Torrente Raio’, per
agevolare l’accesso di pedoni disabili a un centro commerciale.
Dalle indagini è emerso che la ditta stava lavorando di sabato
– contrariamente a quanto prevede il contratto di lavoro del
settore edilizio – nessun operaio indossava caschi protettivi
nè attrezzature di sicurezza, inoltre gli stabilizzatori
dell’autocarro erano rotti e la macchina operatrice operava nel
fango». 


MOLFETTA (BARI) 2 AGO
– Il pm della procura di Trani
Giuseppe Maralfa ha inviato avvisi di conclusione delle indagini
per l’inchiesta sulla morte del titolare e dei quattro operai
della Truck Center di Molfetta, avvenuta il 3 marzo scorso
durante le operazioni di lavaggio di una cisterna che aveva
trasportato zolfo liquido. Gli avvisi, nei quali si ipotizzano i
reati di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, riguardano
quattro persone e tre società
.
Gli indagati (che hanno ora 20 giorni di tempo per produrre
memorie difensive prima della eventuale richiesta di rinvio a
giudizio) sono due dirigenti di Fs Logistica, Mario Castaldo e
Alessandro Buonopane, Pasquale Campanile, dirigente della
società ‘La 5 Biotrans‘, e Filippo Abbinante, autista del
camion che trasportò la cisterna in cui i cinque lavoratori
persero la vita.
Le tre società sono la stessa Truck center, dove avvenne la
tragedia, la Fs Logistica e la 5 Bio Trans di Bari. Queste
società entrano nel procedimento penale in base alla legge 231
del 2001 che prevede la responsabilità anche per le persone
giuridiche in seguito ad illecito penale commesso da persone
fisiche. Gli indagati sono ritenuti responsabili di non avere
adeguatamente informato nei vari passaggi che hanno accompagnato
la cisterna fino al lavaggio nella Truck center, della presenza
di acido solfidrico sprigionatosi dallo zolfo che era stato
trasportato. Sono stati i vapori di acido solfidrico la causa
della morte a catena dei quattro operai e del titolare della
Track, calatisi nella cisterna uno dopo l’altro nel tentativo di
soccorrersi a vicenda.  

 
TREVISO, 30 LUG – Il pm di Treviso Giovanni Cicero
ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone con
l’ipotesi di reato di omicidio colposo in relazione alla morte
di un operaio romeno, il 12 aprile scorso, all’interno dello
stabilimento Benetton di Castrette di Villorba (Treviso).
L’uomo, Benjamin Florian Coste, di 22 anni, dipendente di una
ditta del settore impiantistico con sede nel milanese, era
precipitato al suolo da una «serranda di sovrapressione» posta
alla sommità della copertura, cadendo da un’altezza di diversi
metri e morendo poco dopo il ricovero all’ospedale di Treviso.
Il giovane era intento a completare alcuni interventi di
manutenzione dei sistemi antincendio.
Due degli indagati sono dipendenti Benetton, gli altri tre di
aziende subappaltatrici della società intestataria del
contratto di realizzazione delle opere. 

FIRENZE, 25 LUG – Il titolare di un’azienda edile di
Campi Bisenzio, il responsabile e il coordinatore dei lavori di
un cantiere sono stati rinviati a giudizio dal gup di Firenze
con l’accusa di omicidio colposo per un incidente avvenuto a
Lastra a Signa nel maggio del 2007 e nel quale morì un operaio,
caduto da una recinzione alta quasi due metri.
Per l’accusa, i tre avrebbero violato le norme di prevenzione
infortuni.
In base a quanto ricostruito dalla procura di
Firenze, per saldare una gabbia l’operaio salì su un tubo
metallico della recinzione del cantiere e cadde, fratturandosi
la vertebra cervicale. In seguito alle lesioni subite, l’uomo
morì.
Per l’accusa, il legale responsabile dell’azienda, in quanto
datore di lavoro, non avrebbe fornito all’operaio un’idonea
attrezzatura; il coordinatore del cantiere non avrebbe valutato
i rischi; e il responsabile dei lavori non avrebbe controllato
il rispetto delle norme sulla sicurezza. Il processo si aprirà
a ottobre 2008. 


23 luglio

Condannati dal Tribunale di Venezia, II Sezione Penale i vertici della società Fincantieri, dall’attuale presidente agli amministratori delegati, al direttore generale. Una sentenza che fa verità sulle inaccettabili condizioni di lavoro che hanno causato la morte di undici operai (e quelle di tre delle mogli che lavavano le tute dei Loro mariti) perché, Loro malgrado, esposti alle fibre di amianto in assenza di qualsiasi informazione sui rischi e dei sistemi di prevenzione collettivi ed individuali presso i Cantieri Navali Italiani Fincantieri di Marghera-Venezia
Ieri sera, il Tribunale di Venezia, II Sezione Penale, Giudice monocratico Dr.ssa Barbara Lancieri, ha emesso sentenza di condanna dei sette imputati – (il vertice della società Fincantieri: dall’attuale presidente agli amministratori delegati, al direttore generale) – che dal 1971 al 1992 hanno gestito i Cantieri Navali Italiani Fincantieri S.p.A. di Marghera-VE, causando la morte di undici Operai per patologie neoplastiche amianto-correlate (nove casi di mesotelioma della pleura e due casi di carcinoma del polmone) perché, Loro malgrado, esposti negli anzidetti cantieri alle fibre/polveri cancerogene di amianto, nonché per le morti, per mesotelioma della pleura, causate alle mogli di altri tre lavoratori che, per anni, inconsapevolmente,  avevano lavato le tute dei rispettivi mariti.
Dopo quattro anni di processo, la sentenza di condanna dei sette imputati alla pena di reclusione da anni due e mesi otto ad anni tre anni e mesi otto, è stata letta nell’aula bunker di Mestre gremita dai famigliari delle Vittime, da lavoratori, lavoratrici, popolazione, nonché da rappresentanti di Medicina Democratica, dell’Associazione Esposti Amianto, della FIOM e da una folta delegazione della Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.) con il Coordinatore nazionale Piergiorgio Tiboni. Una sentenza che ha fatto verità sulle cause di queste morti operaie portando anche un po’ di giustizia – purtroppo postuma – per le Vittime e per i Loro cari.
Questa sentenza deve anche suonare da monito per padroni ed istituzioni ad ogni livello: ogni lavoratore e lavoratrice ha il diritto inalienabile al rispetto della propria dignità e personalità, ovvero alla piena tutela della propria salute ed integrità psico-fisica e, la prevenzione dei rischi e delle nocività non può, mai, essere un optional per l’impresa; viceversa, essa costituisce un obbligo tassativo costituzionalmente sancito.
Medicina Democratica e la Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.), parti civili costituite nel processo, sono orgogliose di aver fattivamente contribuito con i propri consulenti tecnici e con l’Avv. Laura Mara ad affermare verità e giustizia.
Non va neppure taciuto anche un altro messaggio che giunge da questa sentenza: i lavoratori e le lavoratrici (così come la popolazione autoorganizzata) debbono (ri)scoprire la partecipazione e la lotta per affermare la salute e l’ambiente salubre in ogni luogo di lavoro, così come in ogni altro dove della società.
Non va mai dimenticato che senza la partecipazione e la lotta dei diretti interessati, le lavoratrici ed i lavoratori in fabbrica e la popolazione autoorganizzata sul territorio,  non è data né prevenzione dei rischi né salute né ambiente salubre.

Confederazione Unitaria di Base – (C.U.B.)                     Medicina Democratica

 

Ancora dal processo per il rogo alla Thyssen

Torino, 23 lug – Un presidio si è formato
davanti al Palazzo di Giustizia di Torino dove questa mattina si
aprirà la seconda udienza preliminare per il rogo della Thyssen Krupp
nel quale morirono 7 operai. Sotto lo striscione delle Rsu-Fim, Fiom e
Uilm dell’azienda listato a lutto e ad altri due striscioni con le
scritte ‘Giustizia e condanne severe per la Thyssen’ e ‘Stop alla
guerra dei padroni. Basta morti sul lavoro’ si sono riuniti i
familiari delle vittime, gli operai, sindacalisti che stanno ora
entrando nel Palagiustizia dove, nella maxi aula 1, sta per iniziare
l’udienza nella quale il gup Francesco Gianfrotta dovrebbe
pronunciarsi sulle richieste di costituzione di parte civile
presentate il 1 luglio da un’ottantina di lavoratori, da enti locali e
sindacati.
Fra i presenti ci sono il segretario provinciale della Fiom
Giorgio Airaudo e il parlamentare del Pd Antonio Bocuzzi, uno dei
sopravvissuti alla strage, che presenterà oggi al giudice la sua
richiesta di costituzione di parte civile.È stata aggiornata al 26
settembre
l’udienza preliminare per il rogo della Thyssen Krupp.
«La speranza è che veramente
questi preliminari abbiano a terminare e che nella prossima udienza si
definisca la questione delle parti civili e che si cominci a fare il
processo perchè non bisogna dimenticare che il risarcimento del danno
è una cosa molto importante però non è l’obiettivo primario del
processo, che è quello di accertare se ci siano state responsabilità
penali per quello che è accaduto». È quanto ha dichiarato il
procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello al termine della
seconda udienza preliminare per il rogo della Tyssen Krupp, nel corso
della quale sono state presentate al giudice Francesco Gianfrotta
nuove richieste di costituzione di parte civile: quelle di alcuni
parenti delle vittime non coinvolti dall’accordo risarcitorio, del
parlamentare del Pd Antonio Boccuzzi, uno dei sopravvissuti alla
strage, di una decina di ex dipendenti dell’azienda, di un sindacato e
di una associazione di medici che ha tra le sue finalità la tutela
dell’integrità dei lavoratori sul posto di lavoro.
A proposito dell’accordo raggiunto con l’Inail che ha ricevuto
un risarcimento di oltre un milione di euro e che ha quindi revocato
con riserva, fino al momento in cui il risarcimento sarà effettivo,
la richiesta di costituzione di parte civile, il procuratore
Guariniello, che ha condotto le indagini insieme ai sostituti Laura
Longo e Francesca Traverso, ha osservato che questo «è uno degli
obiettivi che era importante conseguire perchè questo ruolo
dell’Inail ha valore anche al di là del caso specifico. Bisogna che
le aziende -ha aggiunto- si rendano conto che è meglio spendere prima
che fare prevenzione piuttosto che dopo per risarcire»
MANTOVA, 24 LUG – I carabinieri hanno arrestato
l’imprenditore agricolo di Viadana, Mario Costa, accusato di
aver lasciato morire di caldo e di fatica nel suo campo un
indiano clandestino
, che lavorava in nero per lui, e di averne
poi spostato il corpo.
L’uomo, 46 anni di Viadana, è stato condotto in carcere con
l’accusa di omicidio volontario e omissione di soccorso. Degli
stessi reati è accusata la moglie Claudia Avigni, 44 anni: per
lei è stata disposta la misura dell’obbligo di dimora nella sua
abitazione viadanaese.
L’arresto dell’imprenditore risale all’altro ieri, ma solo
oggi si è avuta conferma da parte dei Carabinieri della
compagnia di Viadana.
La vicenda – di cui si sta occupando direttamente il
procuratore di Mantova Antonino Condorelli – risale al 27 giugno
scorso quando venne trovato cadavere, nelle campagne di Salina,
Vijai Kumar, 44 anni, clandestino. Le indagini accertarono che
la morte era avvenuta in un altro luogo e poi solo
successivamente il cadavere venne spostato.
L’uomo, che lavorava in nero come raccoglitore di meloni
nell’azienda agricola di Mario Costa – a Salina, frazione di
Viadana – si era sentito male per il caldo.
N12-AG
24-LUG-08 10:18 NNN

FINE DISPACCIO

BOLOGNA, 19 LUG – Rimase folgorato mentre stava
lavorando ad una linea in cui l’elettricità non avrebbe dovuto
esserci: otto persone, di tre ditte diverse, tra cui l’Italferr
(Gruppo ferrovie dello Stato), sono state rinviate a giudizio
dal Gup di Bologna Gabriella Castore per la morte di un operaio
di 48 anni, Enzo Celleghin, di Venezia, che rimase ucciso da una
violentissima scossa il 18 agosto 2004 mentre stava lavorando in
un cantiere della Tav, l’alta velocità ferroviaria, a Bologna.
A processo davanti al giudice monocratico il 5 novembre
compariranno – come aveva chiesto il Pm d’udienza Flavio
Lazzarini dopo le indagini coordinate dalla collega Elisabetta
Melotti – il direttore dei lavori dell’Italferr, società che
gestiva il cantiere, il direttore dei lavori della Bologna
ovest, che aveva l’appalto, e sei persone con vario ruolo nella
Bonciani spa, ditta di Ravenna subappaltatrice, per la quale
lavorava Celleghin.
L’incidente avvenne di pomeriggio nel cantiere Tav di via
Agucchi. Nell’area era in corso la costruzione di una tratta
destinata a diventare la nuova Porrettana, ma anche a sostituire
la linea Bologna-Milano, quando questa è interessata dai lavori
di trasformazione in alta velocità.
L’operaio era incaricato di alcuni lavori alla linea aerea,
si trovava su un carrello elevatore, e si avvicinò ad alcuni
cavi di alimentazione, senza toccarli. Stava avvitando le
mensole che sostengono i fili dell’alta tensione quando si
produsse un arco voltaico e una scossa violentissima lo
investì, uccidendolo sul colpo. Visti i lavori in corso non ci
doveva essere la tensione su quei cavi, ed è per questo che
sono state individuate le otto persone che sono finite a
processo a che avevano vari ruoli di garanzia.
Celleghin, che abitava vicino a Venezia con la famiglia, era
sposato, con due figlie. 

BOLOGNA, 17 LUG – Il Gup di Bologna, Valentina
Tecilla, ha rinviato a giudizio un artigiano napoletano con
l’accusa di omicidio colposo per il decesso, il 30 settembre del
2006, di Ion Panu, un operaio romeno di 21 anni morto sul colpo
dopo essere precipitato dal tetto del capannone su cui stava
lavorando.
La vittima, irregolare e al primo giorno di lavoro, cadde da
un’altezza di otto metri dopo il cedimento del tetto in
cemento-amianto di un capannone di Sala Bolognese, in provincia
di Bologna. Morì sul colpo, davanti agli occhi del fratello,
anch’egli impiegato nella manutenzione della struttura. Secondo
la ricostruzione del Pm Flavio Lazzarini, che ha coordinato le
indagini dei carabinieri e della Medicina del Lavoro, la vittima
lavorava in nero e senza alcun tipo di misura di sicurezza. Sul
tetto del capannone non era stata predisposta alcuna misura di
prevenzione come, ad esempio, la costruzione di un parapetto
provvisorio. Gli operai non indossavano nè imbracature nè
caschi di protezione. L’artigiano, datore di lavoro del giovane
romeno, è difeso dall’avvocato Renato Palumbi. Il Pm Lazzarini
ha chiesto un supplemento di indagini per verificare la
sussistenza di responsabilità in capo al proprietario del
capannone. 

This entry was posted in E dopo?. Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *