E dopo 2010

VITERBO E LA BMW – 18 dicembre 2010
guarda il servizio del tg lazio

MORTE OPERAIO ALMET,7 AVVISI FINE INDAGINE  – BOLOGNA, 1 DIC – Secondo la ricostruzione del Pm i dirigenti della Schelling avrebbero fornito alla Almet una macchina sezionatrice a disco senza misure di protezione dei rischi non eliminabili, inoltre avrebbero omesso di inserire nel manuale d’uso e manutenzione del macchinario indicazioni sui rischi connessi alla lavorazione di lastre d’alluminio e di valutare i difetti delle macchine in commercio, malgrado la possibilità di farlo sulla base degli interventi di manutenzione fatti da un loro dipendente.

OPERAIO MORTO AD ANCONA, 8 INDAGATI (ANSA) – ANCONA, 18 NOV Sono otto – tra cui quattro funzionari del Comune di Ancona – le persone indagate per omicidio colposo per la morte di Antonio Manuele, l’operaio campano di 45 anni precipitato nel vuoto, il 15 novembre scorso, da una piattaforma sulle Grotte del Passetto, durante lavori di trivellazione per consolidare la falesia. Per il Comune, sono stati chiamati in causa il direttore dei lavori, il coordinatore per la sicurezza, il responsabile del procedimento e il dirigente dell’area lavori pubblici. Gli altri quattro indagati sono il direttore tecnico del cantiere e i rappresentanti legali delle ditte appaltatrice e subappaltatrici Acquaviva srl, Albanese Perforazioni e Gran Sasso Disgaggio. A tutti è stato notificato un avviso relativo all’autopsia della vittima, che verrà eseguita all’ospedale di Torrette dal medico legale Loredana Buscemi. L’accertamento, disposto come atto irripetibile dalla procura di Ancona, comporta l’avviso obbligatorio ai potenziali soggetti interessati, le cui eventuali responsabilità sono tutte ancora da accertare, e che avranno modo di nominare un loro consulente che assista alle operazioni peritali e autoptiche. Stando ai primi accertamenti, Manuele, originario di Cirillo di Benevento e dipendente di un’azienda di Campobasso, non sarebbe stato protetto dall’imbragatura di sicurezza quando, per cause da accertare, ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto. Una circostanza che dovrà essere valutata anche sulla base dei lavori che l’operaio stava svolgendo in quel momento, insieme alla verifica del rispetto delle altre norme che tutelano la sicurezza dei lavoratori.

PM CHIEDE PROCESSO PER NO RISPETTO NORME ANTINFORTUNISTICHE (ANSA) – TERNI, 17 NOV – La procura della Repubblica di Terni ha chiesto il rinvio a giudizio di sei tra dirigenti e impiegati di Tk-Ast per l’incidente sul lavoro, avvenuto il primo dicembre del 2009 nello stabilimento di Terni, nel quale morì un operaio di 31 anni, Diego Bianchina. Tra loro anche il rappresentante legale dell’azienda, Edwin Eichler, accusato di non aver provveduto ad assicurare il rispetto delle norme antinfortunistiche all’interno degli stabilimenti. Una condotta che gli è stata contestata dal pm Barbara Mazzullo in base alle norme sulla responsabilità amministrativa delle imprese per reati commessi da amministratori, manager o dipendenti. Tra le altre cinque persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo, ci sono dirigenti e impiegati intermedi dello stabilimento. Ad uccidere l’operaio sarebbero state delle esalazioni scaturite dal contatto dell’acido cloridrico con del sale sodio solfidrato contenuto accidentalmente in un contenitore che non sarebbe stato pulito a dovere.

Roma, 4 nov. (Adnkronos) – Incidenti sul lavoro, tutto il Cda ne risponde. Lo ribadisce la Cassazione che, rifacendosi alla giurisprudenza del 2007, in una sentenza della Quarta sezione penale (la numero 38991 redatta dal consigliere Fausto Izzo) ricorda che “anche in presenza di una delega di funzioni a uno o piu’ amministratori (con specifiche attribuzioni in materia di igiene del lavoro), la posizione di garanzia degli altri componenti del consiglio di amministrazione non viene meno, pur in presenza di una struttura aziendale complessa e organizzata, con riferimento a cio’ che attiene alle scelte aziendali di livello piu’ alto in ordine alla organizzazione delle lavorazioni che attingono direttamente la sfera di responsabilita’ del datore di lavoro”. Il principio e’ stato sancito dalla Suprema Corte che si e’ occupata di un gravissimo incidente avvenuto ormai quarant’anni fa nello stabilimento ‘Montefibre‘ di Verbania dove morirono 11 operai che inalarono amianto. Anche se le deleghe sulla sicurezza del lavoro sono state affidate ad un singolo componente, osserva piazza Cavour, “tutta l’amministrazione ha una posizione di garanzia” in caso di incidenti.

MORTI SARAS; PM, A GIUDIZIO 4 DIRIGENTI (ANSA) – CAGLIARI, 28 OTT – La Procura di Cagliari ha chiesto il rinvio a giudizio per alcuni degli indagati per la morte dei tre operai avvenuta il 26 maggio 2009 in una cisterna dello stabilimento Saras di Sarroch. Conclusa l’indagine, i sostituiti Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello, hanno trasmesso gli atti all’ufficio del Gip che ora dovrà fissare la data dell’udienza preliminare. Restano indagati per omicidio colposo il direttore generale della Saras, Dario Scafardi, il direttore delle operazioni industriali Antioco Mario Gregu, il direttore della raffineria Guido Grosso, il responsabile dell’area dove sono morti gli operai, Antonello Atzori, così come Francesco Ledda, legale rappresentante della Comesa, la ditta presso la quale lavoravano le vittime e che aveva in appalto la manutenzione della cisterna. Esce dall’indagine, invece, il capo squadra della Comesa, Vincenzo Meloni, che dopo essere stato sentito dai magistrati è riuscito a dimostrare la sua estraneità ai fatti. Ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa, una volta fissata la data dell’udienza preliminare, dovrà presentarsi in aula anche il legale rappresentate della Saras, Gian Marco Moratti.

PAOLA (COSENZA), 23 OTT – Il rinvio a giudizio di tutti gli imputati e’ stato chiesto dal pm di Paola Antonella Lauri nell’udienza davanti al gup per le morti alla Marlane.
I 14 imputati, tra i quali responsabili e dirigenti dell’ex stabilimento Marlane di Praia a Mare e della Marzotto, sono accusati, a vario titolo, di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro ambientale, anche per le patologie che hanno colpito un’altra cinquantina di ex dipendenti. La richiesta è giunta dopo che il gup ha respinto l’istanza di incompetenza territoriale, decidendo che il processo resta a Paola.

MORTI MINEO; PERITI, TROPPI GAS TOSSICI (ANSA) – CALTAGIRONE (CATANIA), 8 OTT – La deposizione dei medici legali e di tre periti ha caratterizzato l’udienza del processo, davanti al Tribunale di Caltagirone, a sette persone per l’incidente sul lavoro nel depuratore comunale di Mineo, avvenuto l’11 giugno del 2008, in cui morirono sei persone. I medici legali hanno confermato che il decesso è stato causato dall’inalazione di gas tossici, mentre i periti hanno confermato la presenza sul luogo dell’incidente di concentrazione anomala di gas tossici. L’udienza è stata aggiornata al 19 novembre prossimo per il contro esame dei medici legali e dei tre periti dei difensori. Imputati sono il sindaco Giuseppe Castania; l’ assessore con delega ai lavori Pubblici, Giuseppe Mirata; il responsabile ufficio tecnico del Comune, architetto Marcello Zampino; l’addetto ai servizio del depuratore, geometra Antonino Catalano; il responsabile del servizio di prevenzione, Giuseppe Virzì; il titolare della omonima azienda di espurgo di Ragusa, Salvatore Carfì e il capo cantiere della ditta, Salvatore La Cognata. Nell’incidente morirono i dipendenti comunali Salvatore Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia e Giuseppe Zaccaria e due operai della società Carfì, Salvatore Tumino e Giuseppe Smecca. Secondo l’accusa, sostenuta dal procuratore capo di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano, la morte dei sei operai sarebbe stata causata dall’esalazioni tossiche formatesi nel pozzetto di ricircolo dei fanghi durante le fasi della sua pulizia, che, secondo una perizia disposta dalla Procura e eseguita da tre docenti universitari, sarebbero state prodotte dallo sversamento illecito nella vasca di idrocarburi dall’autobotte della dittà Carfì che si trovava a operare sul posto.

OPERAIO MORTO A BOLZANO, GUIDATORE BETONIERA DENUNCIATO PER OMICIDIO COLPOSO – Bolzano, 8 ott. (Adnkronos) – A seguito dell’infortunio sul lavoro che, mercoledì scorso, a San Martino in Val Sarentino, Alto Adige, era costato la vita ad un operaio albanese di 30 anni, i carabinieri hanno denunciato con l’imputazione di omicidio colposo un collega della vittima. Si tratta di un giovane di 23 anni, residente in Val Sarentino, conducente della betoniera il cui braccio meccanico, toccando una linea ad alta tensione, aveva fulminato con un una violenta scossa l’operaio albanese, scaraventato poi in un torrente. Secondo gli accertamenti compiuti dai carabinieri, il giovane non avrebbe dato retta ad alcuni operai che gli avevano chiesto di non parcheggiare la betoniera troppo vicino alla linea dell’alta tensione.

NAVE KILLER VENEZIA, CONDANNATI UFFICIALI (ANSA) – VENEZIA, 30 SET – Per la morte di due operai a bordo della ‘World Trader‘ a Porto Marghera (Venezia) il giudice ha condannato i tre ufficiali di bordo a un anno di carcere per omicidio colposo, con sospensione della pena. Sulla nave, durante le operazioni di scarico di soia il 18 gennaio 2008, morirono Paolo Ferrara e Denis Zanon a causa, come emerso dalle perizie, dell’assenza di ossigeno generata dalla mancata areazione del carico. Il giudice veneziano Giuliana Galasso, in primo grado di giudizio, ha inoltre deciso, a carico dei tre ufficiali – i romeni Gheorghe Hirictu, Dumitru Jfanu e Gheroghe Bedreaga – il versamento di una provvisionale esecutiva di 810 mila euro lasciando al Tribunale civile la quantificazione del danno. Alla vedova di Ferrara – riporta la stampa locale – andranno 150mila euro, 90 mila a ciascuno dei tre figli, 60 mila euro al padre e altrettanti alla madre e 30 mila euro ai tre fratelli della vittima. Per la morte di Zanon andranno 90 mila euro al fratello ed altrettanti alla convivente della vittima.

FIOM TRIESTE PARTE CIVILE PER MORTE POLDINI (ANSA) – TRIESTE, 29 SET – La Fiom Cgil di Trieste si costituirà parte civile alla udienza preliminare prevista per domani presso il Tribunale di Trieste, che vede imputata la direzione della Lucchini Servola in merito all’infortunio mortale di Dusan Poldini, accaduto il 12 gennaio 2009. Con tale atto il sindacato – rileva, in una nota, il segretario provinciale, Stefano Borini – «rivendica in generale il diritto costituzionale alla sicurezza e alla integrità fisica dei lavoratori sui luoghi di lavoro». «Il livello degli infortuni mortali e non, registrati nel recente periodo – sottolinea Borini – continua ad essere troppo elevato, tenuto conto che l’aumento esponenziale delle ore di cassa integrazione nel corso del 2009 e di quest’anno hanno svuotato le varie aziende e conseguentemente hanno diminuito in generale i rischi per i lavoratori».

RAVENNA;PRESCRIZIONE PER STENO MARCEGAGLIA (ANSA) – RAVENNA, 27 SET Tutto prescritto previo riconoscimento dell’attenuante del risarcito danno. Si è concluso così davanti al Gup del Tribunale di Ravenna il processo che vedeva imputato Steno Marcegaglia, 80 anni, originario di San Giovanni Ilarione (Verona), legale rappresentante dell’omonimo colosso europeo della trasformazione dell’acciaio, per una serie di incidenti sul lavoro avvenuti nello stabilimento di Ravenna, fiore all’occhiello del gruppo mantovano, tra il 1996 e il 2003. Per Marcegaglia, difeso dall’avvocato Ermanno Cicoganni, nell’autunno 2008 il pm Cristina D’Aniello aveva chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta che lo vedeva accusato, in cooperazione con Antonio Zangaglia, l’allora direttore di stabilimento, per le ipotesi di reato di lesioni personali gravi, gravissime e in un caso per omicidio colposo in merito a un incidente mortale accaduto il 14 gennaio 2003. Gli infortuni rilevanti di quel periodo erano almeno altri tre. A Marcegaglia era stato contestato il fatto di non avere adeguatamente valutato la possibilità di revocare la delega in materia di sicurezza a Zangaglia nonostante la serie di incidenti e di conseguenti procedimenti penali che per il direttore si erano conclusi con una condanna.

OPERAI MORTI NEL TRAPANESE, 3 CONDANNE IN APPELLO (ANSA) – PALERMO, 27 SET
La Corte d’Appello di Palermo ha condannato a tre anni e sei mesi di reclusione ciascuno, per omicidio colposo, Francesco Falcone e i figli Giovanni Riccardo e Rosaria, proprietari dell’azienda vinicola di Campobello di Mazara (Trapani) in cui, l’11 giugno 2003, persero la vita tre operai, uccisi dalle esalazioni di idrogeno. I giudici hanno confermato la sentenza di primo grado. Secondo l’accusa, gli imputati non avrebbero dotato i dipendenti delle attrezzature di sicurezza previste per la legge per quel genere di mansioni. Le vittime, Massimo Sciortino, di 33 anni, Giovanni Bellafiore, di 22, e Vincenzo Pipitone di 38, morirono soffocati nel locale sotterraneo in cui, in assenza di aria, avveniva una parte della lavorazione. Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dai legali di parte civile.

Matera, 25 set. – (Adnkronos) Sette persone sono state denunciate dai carabinieri a San Giorgio Lucano (Matera) nell’ambito dei controlli per la sicurezza sui luoghi di lavoro contemplati nell’operazione ‘Homo Faber’. In localita’ Scorrano i carabinieri della compagnia di Policoro e quelli della locale stazione, coadiuvati dai colleghi del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Matera, hanno effettuato un’ispezione presso un cantiere allestito per l’installazione di un vasto impianto di pannelli solari, su una superficie di 10 ettari, che produrra’ energia elettrica per alimentare anche serre per la coltivazione di prodotti agricoli. Nel corso del controllo, i militari dell’Arma hanno riscontrato e contestato la mancata installazione della prevista segnaletica del cantiere, la mancata installazione di container da adibire a mensa per gli operai, il mancato coordinamento nel settore della sicurezza delle ditte operanti sul posto, la mancata verifica dei requisiti delle stesse ditte e l’apertura della piattaforma di lavoro (allestimento di ponteggi) senza le prescritte protezioni. Complessivamente sul posto sono state controllate cinque ditte interessate ai lavori ed e’ stata esaminata la posizione di 50 lavoratori.

PM MILANO,AZIENDA FERMI ATTIVITÀ PER 6 MESI (ANSA) – MILANO, 16 SET – Per le «gravi violazioni della normativa antinfortunistica» la Procura di Milano ha chiesto la al gip la misura interdittiva del divieto dell’esercizio dell’attività per sei mesi nei confronti della Sifte Berti, società di trasporti e logistica, indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, in relazione a due incidenti sul lavoro di cui uno mortale. L’istanza è stata inoltrata ancora prima dell’estate dal pm Luigi Pastore, da pochi giorni in ‘missionè internazionale’ per un anno in Kosovo, al giudice Federica Centonze che ha convocato le parti per il prossimo 23 settembre in vista della decisione. La richiesta della misura interdittiva per l’azienda, circa 600 dipendenti e sede nell’hinterland milanese, è stata formulata dopo che nel maggio dell’anno scorso un dipendente di una cooperativa con un contratto con la Sifte Berti era morto schiacciato da un camion. A ciò si è aggiunta la scoperta di un altro grave infortunio, non mortale, avvenuto nel marzo del 2007 e, già allora, l’inottemperanza delle prescrizioni dell’Asl in materia di sicurezza sul lavoro. Le indagini per cui sono indagati e 5 persone, tra amministratori della società e un autotrasportatore, per omicidio colposo e lesioni colpose, hanno fatto ritenere che «le gravi violazioni della normativa antinfortunistica riscontrate – si legge nella richiesta del pm – costituiscono espressione di una politica di impresa del tutto disattenta alle esigenze della sicurezza dei lavoratori». Politica che si sarebbe articolata «in una riduzione di costi legata a un sistema di appalti e subappalti affidati a cooperative inidonee dal punto di vista tecnico e i cui lavoratori sono privi di qualsiasi specifica formazione». Il pm ha parlato anche di «mancata adozione di misure di prevenzione» e di assenza di «procedure operative corrette». L’avvocato Daria Pesce, legale della società insieme al collega Giovanni Briola, ha assicurato che l’azienda «si sta adeguando alle misure di sicurezza prescritte dalla Asl. Cosa che faremo presente la settimana prossima al giudice», per convincerlo a respingere la richiesta di misura interdittiva.

TITOLARE PIADINERIA S.MARINO CONDANNATA OPERAIO PERSE QUATTRO DITA IN MACCHINA IMPACCHETTATRICE (ANSA) – SAN MARINO, 15 SET – La titolare di una piadineria è stata condannata dal Tribunale Unico di San Marino ad una multa di 1.750 euro per un incidente sul lavoro in cui un dipendete aveva perso 4 falangi della mano sinistra. Alla sbarra per non aver rispettato le norme di sicurezza nei luoghi di lavoro, una donna di 45 anni, di origine colombiana Gloria Nancy Carmona Osorio, titolare del’Antica Piadineria srl di Montegiardino a San Marino. I fatti risalgono al 3 giugno 2008 quando un operaio, Silvio Cosmi, di 49 anni originario di Coriano ma residente a Riccione, nel tentativo di sbloccare la macchina che impacchetta le piadine e i cassoni con involucri di plastica, si è visto tranciare quattro dita della mano sinistra, riportando un’invalidità permanete del 16%. Oggi il giudice di primo grado, Roberto Battaglino, ha condannato la titolare dell’ esercizio anche a versare alla parte lesa una provvisionale (una prima rata per il risarcimento totale che sarà quantificato in sede civile) di 25mila euro.

MILANO, 27 AGO – Il giudice del lavoro ha condannato per attivita’ antisindacale la Cooperativa R.M. e il consorzio Gemal, ordinando il reintegro di un sindacalista. La vicenda era cominciata la scorsa primavera, quando la cooperativa R.M. decise di licenziare i lavoratori e riassumerne solo una parte, con nuove condizioni, in una nuova societa’. Dopo uno sciopero, la RM sospese il sindacalista della Filt-Cgil e vieto’ l’entrata nello stabilimento dei lavoratori, che non vengono pagati da giugno.

BOLOGNA, 13 AGOCi sono due indagati per omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza per la morte sul lavoro di Michele Mormile, l’operaio di 49 anni investito la mattina del 4 agosto da un treno regionale 6332 della Fer che da Bologna andava a Poggio Rusco (Mantova), mentre – secondo le indagini – stava lavorando all’esterno del cantiere di via Borgatti, perchè la ditta voleva consegnare più velocemente un lavoro. Il Pm Luca Tampieri ha iscritto sul registro degli indagati i nomi del legale rappresentante della ditta per cui lavorava, la A&B Impianti, che ha in subappalto alcuni lavori di potenziamento della Bologna-Porrettana (l’appalto è della associazione temporanea di imprese Codebo), e il capo cantiere, appartenente alla stessa azienda. All’accusa di omicidio colposo con cui si era aperta l’inchiesta (inizialmente contro ignoti) si è aggiunta la violazione delle norme di sicurezza sul lavoro, perchè, appunto, è stato scoperto che l’operaio era stato mandato a lavorare dove non doveva, cioè all’esterno del cantiere. Questo, secondo le indagini, per la fretta. Mormile, originario di Napoli, mentre stava lavorando, al passaggio del treno regionale, era stato colpito alla testa da un predellino sporgente del convoglio. Per disposizione dei suoi dirigenti sarebbe stato mandato lì, cioè in un’area senza misure di sicurezza. Doveva finire un lavoro, cominciato la sera prima, entro il fine settimana successivo (il giorno dell’ incidente era un mercoledì) per rispettare i tempi di consegna previsti. In teoria per eseguire il lavoro all’esterno del cantiere sarebbe stato necessario mettersi d’accordo con le ferrovie per piazzare sentinelle lungo la linea, oppure delimitare con recinzioni anche quel tratto e sospendere il traffico ferroviario. Entrambe le soluzioni avrebbero allungato i tempi in vista della scadenza. Insieme a Mormile c’era anche un collega che ha cercato di avvisarlo dell’arrivo del treno. Ora le indagini proseguono cercando di capire la catena dei subappalti e meglio precisare la posizione delle ferrovie.

BARBARA (ANCONA), 13 AGO – L’amministratore della ‘Agriwork‘ di Barbara (Ancona) è stato denunciato per omicidio colposo per l’incidente sul lavoro costato la vita a Carlo Chiappetta, un operaio di 64 anni, di origini lucane ma residente ad Arezzo, caduto dal tetto di un capannone. Al provvedimento sono giunti i carabinieri, che hanno svolto le indagini sulle modalità dell’incidente. L’operaio stava lavorando ed è precipitato da un’altezza di quasi nove metri.

12 AGOSTO – Celestino De Vincenzi, elettricista di 44 anni è morto folgorato  il 9 Settembre del 2009 nell’azienda Agricola Millefrutti Srl, di Isola della Scala (Verona), mentre stava lavorando sull’impianto elettrico.
Dopo 11 mesi , il pubblico ministero ha archiviato il procedimento penale, dando ragione alla Millefrutti Srl e a Nalini (appaltatore). Nell’ordinanza di archiviazione (che vi allego) c’è scritto chiaramente: “tanto sulla base della considerazione, non altrimenti smentita nei suoi presupposti di fatto, che De Vincenzi ha operato quale lavoratore autonomo e comunque prestatore d’opera e secondo la giurisprudenza costante il committente , ma anche l’ imprenditore che si avvalga della prestazione d’opera altrui, è esonerato dagli obblighi in materia antinfortunistica con riguardo ai rischi specifici delle attività proprie dell’appaltatore o del prestatore d ‘opera e non si può dubitare che quello fosse un rischio specifico dell’attività svolta in proprio da De Vincenzi“.
Il Committente deve fare il DUVRI, cioè il documento unico di valutazione dei rischi e metterne a conoscenza l’appaltatore, che in questo caso, aveva dato in subbappalto il lavoro a Celestino De Vincenzi, che era lavoratore autonomo. Ma anche l’appaltatore deve valutare tutti i rischi per la sicurezza sul lavoro e metterne a conoscenza a chi ha appaltato il lavoro (in questo caso Celestino De Vincenzi) e cmq sia dovrebbe VIGILARE.
Ma in questa vicenda ci sono molte cose strane, che lasciano sinceramente sbalorditi.
Innanzitutto il Pm ad appena 11 mesi dalla morte di Celestino De Vincenzi abbia archiviato il procedimento penale, perchè secondo lui, l’azienda e l’appaltatore non hanno colpe. Sia la sorella che la vedova di De Vincenzi dichiarano che non fosse stato firmato neanche il contratto di subbappalto. Altra stranezza è che non sia a che ora precisa sia morto, c’è chi dice alle 13.30, chi alle 14 del 9 Settembre 2009, mentre secondo la famiglia era già morto alle 12 del 9 Settembre 2009. Inoltre in nessun verbale c’era scritto che Celestino De Vincenzi aveva i guanti, invece dall’ordinanza di archiviazione si viene a sapere che li aveva. Poi, per quanto riguarda i vetri che lui stava raccogliendo, nessuno si è chiesto da dove venivano e nessuno sa perchè quei vetri erano li per terra, ma quello che stupisce di più è perchè il giudice non abbia indagato più a fondo.

FASANO 6 AGOSTO – E’ ufficiale: per l’infortunio sul lavoro verificatosi lunedì scorso (2 agosto) e costato la vita al 58enne fasanese Leonardo Albanese ci sono due indagati. Si tratta dell’amministratore del condominio – un professionista fasanese di 67 anni – e di un condomino, un fasanese di 50 anni. Il primo in qualità, appunto, di amministratore del condominio ed il secondo in quanto avrebbe avuto il ruolo di intermediario tra il condominio e lo sfortunato operaio edile che ha perso la vita. Sarebbe stato proprio uno dei condomini, appunto il 50enne, a contattare Leonardo Albanese per far svolgere una serie di lavori di manutenzione al terrazzo del condominio di via Togliatti a Fasano. Una serie di lavori che sarebbero stati svolti a nero e senza l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza e protezione. I due sono indagati dalla Procura della Repubblica di Brindisi per “omicidio colposo commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni
sul lavoro con evento cagionato dalla cooperazione di più persone”.

MILANO 4 AGOSTO – Una sfilza di indagati eccellenti, dal presidente della Rete Ferroviaria
Italiana Luigi Lenci a Franco Berti, titolare di una delle più
importanti imprese italiane della logistica. Gli incidenti mortali sul
lavoro stanno cominciando a causare guai giudiziari seri per le aziende
che operano a Milano. La Procura, infatti, sta applicando sempre più
spesso  –  risultando tra le più attive d’Italia  –  l’estensione agli
infortuni della legge 231 sulla responsabilità delle persone giuridiche. Quando muore un lavoratore si ipotizza che ci siano delle falle
nel modello organizzativo della società da cui dipendeva e che
quest’ultima possa aver tratto un vantaggio economico dal risparmio
sulla sicurezza: per questo può andare incontro, oltre che alla condanna
penale, a sanzioni fino a un milione e mezzo di euro e a pesanti misure
interdittive. E così succede che Lenci, rappresentante legale della
Rfi, si ritrovi adesso indagato con altre cinque persone nell’inchiesta
sulla morte di Carlo Pistoni, capocantiere di una cooperativa emiliana
travolto da un treno mentre stava lavorando nella realizzazione della
fermata Rho Fiera.(continua)

MINACCE A DIPENDENTI PER OBBLIGARLI A TACERE
Cosenza, 6 lug. – (Adnkronos)
– Non denunciano un infortunio sul
lavoro per paura delle ritorsioni del proprietario della ditta.
Inoltre l’amministratore 25enne per più di un anno e mezzo non
effettua il versamento dei contributi previdenziali per due
dipendenti, intascando le somme. I carabinieri hanno scoperto le
numerose e gravi irregolarità commesse dal responsabile di un ditta a
Santa Sofia d’Epiro, denunciandolo.
Minacciando il dipendente che aveva subito un infortunio sul
lavoro, lo aveva indotto a non rivolgersi alle autorità competenti in
materia. Per la paura di perdere il lavoro, i dipendenti facevano ciò
che il responsabile della ditta imponeva loro, compreso tacere su
accadimenti significativi.

MORTO PER CADUTA BRACCIO GRU, UN INDAGATO
(ANSA) – RAVENNA, 27 GIU
– C’è un indagato per l’incidente
sul lavoro avvenuto giovedì mattina in un cantiere edile di San
Cristoforo di Cesena, in cui è morto un ravennate di 58 anni –
Alessandro Orecchino Marra – ed è rimasto gravemente ferito il
figlio Yuri di 28 anni che stava lavorando con lui. Si tratta di
un cesenate di 48 anni, rappresentante legale dell’impresa edile
proprietaria della gru che padre e figlio stavano montando
quando il braccio di carico ha ceduto schiacciando il 58enne sul
tetto di un box metallico e scaraventando il figlio a terra da
un’altezza di circa otto metri. L’ipotesi di reato – come
anticipato dalla stampa locale – è di omicidio colposo e di
lesioni colpose gravi. Secondo i difensori dell’accusato –
avvocati Mauro Guidi ed Emmanuele Andreucci del foro di
Forlì-Cesena – la notifica dell’avviso di garanzia è solo un
atto dovuto di questa parte degli accertamenti.
Per fare chiarezza sull’accaduto, ieri il pm forlivese
Alessandro Mancini ha incaricato un esperto di fiducia. La
perizia verrà depositata entro 90 giorni a partire dal 6
luglio. La data è stata posticipata per dare modo anche alle
parti di potere eventualmente individuare loro periti.
Gli avvocati Francesco Manetti e Silvia Fantin del foro di
Ravenna che tutelano i familiari dell’uomo deceduto e il figlio
(ancora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Bufalini di
Cesena), si sono riservati l’individuazione di un loro
consulente. Stessa cosa hanno fatto gli avvocati dell’indagato.
I funerali della vittima – titolare della Gesmar di Campiano
(Ravenna), azienda che si occupa dell’installazione di
attrezzature edili – sono stati fissati per domani.

MORTI SARAS,6 INDAGATI PER OMICIDIO COLPOSO
(V. ‘SARAS: SARROCH; AVVISI GARANZIA…’ DELLE 18.10 CIRCA)
(ANSA) – CAGLIARI, 24 GIU
– Ad un anno dalla tragica morte
alla Saras di Sarroch di tre operai di una ditta esterna, la
Procura della Repubblica di Cagliari ha notificato alla società
della famiglia Moratti, a quattro dirigenti della stessa nonchè
a due funzionari della Co.me.sa, avviso di garanzia e
contestuale avviso di conclusione delle indagini preliminari.
L’indagine fa riferimento alla morte, il 26 maggio 2009, di tre
dipendenti della Co.me.sa. presso la raffineria di Sarroch.
Gli indagati sono Dario Scaffardi (direttore generale della
Saras), Antioco Mario Gregu (direttore delle operazioni
industriali della Saras), Guido Grosso (direttore dello
stabilimento, difeso dagli avvocati Francesco Onnis e Alfredo
Diana), Antonello Atzori (responsabile area produttiva
conversione ed utilities di Saras), Francesco Ledda (presidente
della Co.me.sa, difeso da Nicoletta Santucciu), Vincenzo Meloni
(capocantiere Co.me.sa, assistito da Luigi Porcella) e la stessa
società Saras Spa, in persona del legale rappresentante
Gianmarco Moratti (al momento è difeso dall’avvocato d’ ufficio
Laura Satta).
L’ipotesi di reato per tutti gli indagati è quella di
omicidio colposo (589 c.p.), mentre per i quattro dirigenti
Saras ci sono anche una serie di violazioni del decreto
legislativo sulla sicurezza sul lavoro (81/2008). Alla Saras
Spa, in persona del suo rappresentante legale, è contestata
invece la violazione ad un articolo del decreto legislativo
231/2001 che disciplina la responsabilità amministrativa delle
persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche
prive di personalità giuridica.

TRAVOLTO DA TRENO;2 DIRIGENTI FN CONDANNATI
(ANSA) – MILANO, 23 GIU
– Due dirigenti e responsabili delle
Ferrovie Nord sono stati condannati oggi con l’accusa di
cooperazione in omicidio colposo a pene fino a un anno e tre
mesi di reclusione, nel processo milanese relativo alla morte di
un operaio che venne travolto da un treno Malpensa Express,
mentre stava lavorando sulla banchina della stazione di Bollate
(Milano).
I giudici della quinta sezione penale di Milano hanno
condannato, in particolare, Giovanni Galli, all’epoca dei fatti
responsabile dei lavori e della sicurezza per le Fn, a un anno e
tre mesi di reclusione, e Andrea Passarelli, all’epoca
responsabile dell’unità logistica delle Fn, a un anno e due
mesi. È stato invece assolto il capo logistica delle stazioni,
sempre per le Fn, mentre sono stati condannati a un anno e tre
mesi e a un anno due responsabili della ditta che aveva in
subappalto i lavori e un architetto, Stefano Fontana, a cui sono
stati inflitti un anno e due mesi di reclusione. I giudici, poi,
hanno assolto altri quattro imputati, tra responsabili della
ditta appaltatrice e di quella subappaltatrice.
L’operaio di 39 anni venne travolto dal treno il 27 maggio
2005 perchè non si accorse del suo arrivo, mentre stava
effettuando lavori di manutenzione nello spazio tra la rotaia e
la banchina. Secondo l’accusa, sarebbe bastato un «agente
avvistatore» per avvertire l’operaio, ma «per mere esigenze di
contenimento dei costi» non era stato utilizzato.
Il pm Antonio
Pastore aveva chiesto nove condanne, comprese tra un anno e sei
mesi e due anni di reclusione. I familiari della vittima nella
scorsa udienza avevano revocato la costituzione di parte civile,
perchè sono stati risarciti dagli imputati.

TERNI, 22 GIUÈ stato dissequestrato
l’impianto Lac 2 del reparto Pix della Tk-Ast di Terni
, dove si
era gravemente ferito il 28 maggio Leonardo Ippoliti, morto
nella notte tra venerdì e sabato scorso.
La procura della Repubblica lo aveva sequestrato sabato
pomeriggio e la direzione aziendale di Tk-Ast, proprio a causa
del fermo dell’impianto, aveva messo in cassa integrazione i 24
lavoratori addetti. Con il dissequestro, nel secondo turno delle
14 i lavoratori hanno ripreso regolarmente la loro attività.

OTTO INDAGATI PER MORTE OPERAIO IN CANTIERE NAVALE =
Livorno, 18 giu. – (Adnkronos)
– La Procura di Livorno ha
iscritto otto persone sul registro degli indagati per la morte di
Dashnor Qalliaj, l’operaio di 38 anni deceduto martedì scorso in un
cantiere navale del porto labronico. L’operaio, di origine albanese,
morì annegato, dopo essere caduto in acqua. L’inchiesta dovrà
appurare perchè si stesse lavorando in un’area che l’ufficio
prevenzione e sicurezza dell’Asl livornese aveva interdetto.
Gli avvisi di garanzia riguardano: il presidente dell’Autorità
Portuale Roberto Piccini, Paolo Simoncini della Azimut Benetti
(concessionaria del bacino), Marco Fiorillo e Mario Ciapini della
Gestione Bacini, Guido Amico, Antonio De Giovanni e Fabrizio Augello
della cooperativa Maris chiamata dalla Amico a fare alcuni lavori di
sabbiatura. Indagato anche un funzionario dell’Autorità Portuale,
Giovanni Motta, responsabile del settore sicurezza.

CAMION LO SCHIACCIA,MORTO DOPO 1 SETTIMANA
(ANSA) – ISERNIA, 3 GIU
– La Procura della Repubblica di
Isernia ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio
colposo, in seguito al decesso di un 39enne di Venafro (Isernia)
per le ferite causate da un incidente sul lavoro. L’uomo, una
settimana fa, era stato travolto da un camion durante i lavori
di rifacimento di un palazzo storico di Venafro. Il mezzo
pesante, carico di sabbia e cemento, era stato parcheggiato
qualche minuto prima, probabilmente, per un guasto all’impianto
frenante si era messo in movimento travolgendo l’operaio
schiacciandolo contro un muro. Il camion è stato sequestrato.
Il 39enne era stato operato all’ospedale Santissimo Rosario di
Venafro e, successivamente, trasferito nel reparto di
Rianimazione di Isernia.

OPERAIO MORTO NEL BARESE, QUATTRO INDAGATI
(ANSA) – BARI, 21 MAG
– Sono indagate quattro persone per la
morte di Natale Zigrino, operaio della società Inedil srl di
Noci (Bari), morto il 30 novembre 2009 nel cantiere nel quale
lavorava. Nell’ambito delle indagini, ormai chiuse, del pm della
procura di Bari Marcello Quercia, sono accusati di omicidio
colposo e violazione della norma antinfortunistica Stefano e
Felice Intini, di 56 e 58 anni, presidente e vicepresidente
della ditta, Pietrantonio Plantone, di 57 anni, coordinatore
della progettazione, e Francesco Lupo, di 51 anni, direttore dei
lavori del ’59.
Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, Zigrino,
stava lavorando nello scavo di un cantiere edile. Risalito
all’altezza del manto stradale sarebbe stato spinto nel vuoto
dal telo di protezione del cantiere, sradicato con effetto vela
da una folata di vento improvvisa. Finito sui ferri delle
fondamenta in costruzione, morì sul colpo. Quei ferri – secondo
l’accusa – non avrebbero dovuto essere scoperti ma rivestiti con
tavolati o gommini. Mancava inoltre la protezione prevista per
legge per evitare cadute nel vuoto, un parapetto provvisorio
realizzato a livello del manto stradale. Infine il telo
sradicato: non a norma perchè a maglia troppo fitta e quindi
non attraversabile dal vento che ne causò l’effetto vela.

MORTI MINEO;SÌ PARTI CIVILI,NO A PROVINCIA
(ANSA) – CALTAGIRONE (CATANIA), 11 MAG
– Ammissione come
parti civili del Comune di Mineo e dell’Inail, no a quella
sollecitata dalla Provincia di Catania. È la decisione del
Tribunale di Caltagirone nel processo a sette persone per
l’incidente sul lavoro nel depuratore comunale di Mineo,
avvenuto l’11 giugno del 2008, in cui morirono sei persone. La
prossima udienza è stata fissata per l’8 giugno.
In aula era presente il procuratore capo Francesco Paolo
Giordano, che aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio
degli indagati a conclusione di indagini svolte da carabinieri
della compagnia di Caltagirone e del Noe.
Imputati sono il sindaco Giuseppe Castania; l’ assessore con
delega ai lavori Pubblici, Giuseppe Mirata; il responsabile
ufficio tecnico del Comune, architetto Marcello Zampino;
l’addetto ai servizio del depuratore, geometra Antonino
Catalano; il responsabile del servizio di prevenzione, Giuseppe
Virzì; il titolare della omonima azienda di espurgo di Ragusa,
Salvatore Carfì e il capo cantiere della ditta, Salvatore La
Cognata.
Nell’incidente morirono i dipendenti comunali Salvatore
Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia e Giuseppe Zaccaria e due
operai della società Carfì, Salvatore Tumino e Giuseppe
Smecca.

UN MORTO SU NAVE GARIBALDI,IN 4 A GIUDIZIO
IL GUP DI TARANTO HA ASSOLTO DUE UFFICIALI
(ANSA) – TARANTO, 11 MAG
– Quattro sottufficiali della Marina
militare sono stati rinviati a giudizio dal gup del tribunale di
Taranto Valeria Ingenito per un incidente mortale avvenuto a
bordo della nave portaelicotteri ‘Garibaldì il 30 novembre del
2006. Un capo di prima classe, Salvatore La Rosa, di 39 anni,
nato a Misterbianco (Catania) e residente da anni nel capoluogo
jonico, era intento a manovrare una piccola gru sul ponte di
volo della nave quando il mezzo precipitò su una chiatta
galleggiante adibita al recupero di materiale da risulta,
ormeggiata sul lato sinistro della portaeromobili.
La Rosa morì sul colpo schiacciato dal materiale metallico.
Il gup Ingenito ha assolto due ufficiali accusati in concorso
con gli altri imputati di omicidio colposo. Per uno di loro che
aveva chiesto il rito abbreviato, il pm aveva sollecitato la
condanna a 9 mesi di carcere.

CIVITAVECCHIA (ROMA), 5 MAG – Sono salite a 13 le
persone indagate per omicidio colposo in relazione all’
incidente sul lavoro avvenuto il 3 aprile scorso all’interno del
cantiere della centrale Enel di Torre Valdaliga Nord in cui ha
perso la vita Sergio Capitani, l’operaio metalmeccanico di 34
anni della ditta esterna Guerrucci, colpito da un violento getto
di acqua e ammoniaca fuoriuscito da una condotta.
Negli ultimi giorni, sono stati iscritti sul registro degli
indagati due dipendenti Enel. Si tratta del capo squadra delle
manutenzioni (rimasto a sua volta ferito nell’incidente) e
dell’estensore del fascicolo sulla sicurezza dell’area in cui è
avvenuto l’incidente. I due nuovi indagati si vanno ad
aggiungere ai sette dirigenti dell’Enel, ai due della ditta
Guerrucci e agli altrettanti della ditta Chiodi,indagati per lo
stesso reato.

AMIANTO: MORTI PALERMO, CONDANNATI VERTICI FINCANTIERI
(ANSA) – PALERMO, 26 APR
– Il giudice di Palermo Gianfranco
Criscione ha condannato per omicidio colposo plurimo e lesioni
gravissime tre ex dirigenti della Ficantieri – Luciano Lemetti,
Giuseppe Cortesi e Antonio Cipponeri – per le morti da amianto
nell’azienda palermitana.
Lemetti ha avuto 7 anni e 6 mesi, Cortesi 6 anni e Cipponeri
3 anni; a tutti e tre gli imputati sono stati condonati 3 anni.
Gli ex vertici di Fincantieri sono stati condannati a
risarcimenti milionari nei confronti dell’Inail, costituita
parte civile. Al centro del processo la morte di 37 operai deceduti per
tumore ai polmoni determinati dall’inalazione delle fibre di
amianto e le lesioni riportate da altri 26 dipendenti che hanno
contratto la malattia. Il giudice ha condannato gli
imputati a risarcimenti milionari anche nei confronti della
Camera del Lavoro, di Legambiente e della Fiom.
La sentenza ha anche stabilito il diritto al risarcimento del
danno alle parti civili costituite – in tutto 50 tra dipendenti
ammalati ed eredi degli operai defunti – rinviando la
quantificazione del danno al giudice civile ma condannando,
comunque, gli imputati a dare provvisionali immediatamente
esecutive per centinaia di migliaia di euro alle parti
danneggiate. Il giudice, infine, ha dichiarato
non doversi procedere per due ex legali rappresentanti di ditte
dell’indotto di Fincantieri – la Blascoanc srl e la cooperative
Rinascita Pizzettini – per intervenuta prescrizione delle accuse
a loro contestate: entrambi rispondevano di lesioni gravissime.

IMPRENDITORE PATTEGGIA PER INCIDENTE DIPENDENTE =
Bolzano, 24 apr. – (Adnkronos)
– Markus Watschinger, 40enne
titolare di una segheria di San Candido, in Alto Adige, ha chiuso con
la richiesta di patteggiamento della pena, accolta dal giudice
monocratico di Brunico Oswald Leitner, la vertenza che lo vedeva
imputato di lesioni colpose per un infortunio sul lavoro verificatosi
nel suo stabilimento la mattina del 21 novembre del 2007, nel quale un
28enne segantino suo dipendente subi l’amputazione di due dita della
mano destra mentre stava lavorando con la sega circolare. Il
patteggiamento ha comportato la pena di due mesi di reclusione,
sostituiti dalla pena pecuniaria di 2280 euro.

CIVITAVECCHIA (ROMA), 15 APR – ”Le conclusione
della commissione parlamentare d’inchiesta sono superficiali e
inaccettabili e nell’incidente sul lavoro in cui ha perso la
vita mio cugino ci sono responsabilita’ anche dell’Enel”. Lo ha
detto l’avvocato Davide Capitani, legale della famiglia e cugino
di Sergio Capitani, l’operaio di 32 anni di Tarquinia morto
nell’incidente avvenuto all’interno del cantiere di Torre
Valdaliga Nord
il 3 aprile scorso.
L’avvocato Capitani ha reso note le prime conclusioni dell’
indagine privata sull’incidente avviata dal suo studio legale
nel corso di un incontro con la stampa. ”La commissione
parlamentare – ha spiegato – attribuisce l’accaduto alla scarsa
formazione di mio cugino su quel tipo di lavoro, senza sapere
che la fuoriuscita dell’ammoniaca c’e’ stata durante una pausa
del lavoro” mentre l’Enel ha escluso che ci sia stata un’
esplosione. Secondo Capitani: ”i testimoni hanno riferito di
aver sentito un boato, come se fosse scoppiata una bomba”.
A proposito delle responsabilita’ dell’Enel per quanto
riguarda la tempestivita’ dei soccorsi e la mancanza di vie di
fuga si e’ chiesto: ”Perche’ vigili del fuoco e ambulanza sono
state chiamate in ritardo? L’autopsia ha accertato – ha
proseguito – la presenza di ammoniaca nei bronchi e nei polmoni.
Il che vuol dire che Sergio non e’ morto sul colpo. Inoltre
mancavano vie di fuga. I feriti sono scesi da soli dal luogo
dell’incidente, a 12 metri d’altezza, nonostante resi quasi
ciechi e con gravi difficolta’ respiratorie per aver inalato
l’ammoniaca, mentre mio cugino e’ stato tirato giu’ con una gru del cantiere”

RISARCIMENTO NEGATO, FAMIGLIA SI INCATENA
(ANSA) – OLBIA, 30 MAR
– Erano da poco passate le 11.30 di
questa mattina quando Dorotea e Susanna Zucconelli si sono
incatenate alla ringhiera delle scale del tribunale di Tempio
Pausania. Sono partite ieri da Verona, destinazione Gallura, per
chiedere giustizia per il proprio fratello, Vinicio, che aspetta
da dieci anni una sentenza di risarcimento per un incidente sul
lavoro avvenuto il 18 febbraio del 2000 che lo ha reso
totalmente inabile. L’udienza a Tempio è fissata per il 6
aprile prossimo.
«Abbiamo bisogno di quei soldi, in questi anni – spiegano le
due sorelle – abbiamo dilapidato il patrimonio di famiglia e
ora, per garantire continua assistenza a Vinicio, chiediamo ci
venga dato quello spetta a lui e ai suoi figli». Dorotea, 49
anni, e Susanna, di 44, si sono incatenate al tribunale di
Tempio: con loro il marito di Susanna, Vito, e Ornella,
un’amica. Hanno innalzato cartelli di protesta, «10 anni di
attesa» e «la giustizia non è uguale per tutti».
«Mio fratello si trova in stato vegetativo grave, ma con la
nostra insistenza, la sua volontà e l’assistenza sanitaria
siamo riusciti a fare dei passi avanti – sottolinea Dorotea –
Ora riesce a deglutire, ma ci serve il risarcimento per poter
continuare a garantire la riabilitazione». «Ormai – prosegue
la donna – sono passati dieci anni dall’incidente, in tutto
questo tempo non ci hanno mai dato delle risposte, ora
pretendiamo quello che ci spetta».
Vinicio Zucconelli ha 37 anni ed è padre di due bambini,
abita a Caselle di Sommacampagna (Verona): dieci anni fa, mentre
lavorava per conto di una ditta veronese all’impianto elettrico
del nuovo hangar della Meridiana, era stato colpito al volto da
una molla ‘sparatà dalla pedana di un rimorchio. Un colpo
terribile che lo ha ridotto in stato vegetativo.

TRAVOLTO DA TRENO; PM, CONDANNE FINO 2 ANNI
(ANSA) – MILANO, 29 MAR
– Nove condanne, comprese tra un anno
e sei mesi e due anni di reclusione sono state chieste dal pm di
Milano, Antonio Pastore, nel processo che vede imputati anche
alcuni responsabili e dirigenti delle Ferrovie Nord, in
relazione alla morte di un operaio travolto da un treno Malpensa
Express mentre stava lavorando sulla banchina della stazione di
Bollate (Milano).
Il 27 maggio 2005 l’operaio, Sergio Della Morte, di 39 anni,
venne ucciso dal treno perchè non si accorse del suo arrivo,
mentre stava effettuando lavori di manutenzione nello spazio
compreso tra la rotaia e la banchina. Secondo l’accusa, sarebbe
bastato un «agente avvistatore» per richiamare l’operaio al
lavoro, ma «per mere esigenze di contenimento dei costi» non
era stato utilizzato. Il pm oggi ha chiesto la condanna a due
anni di reclusione per cinque persone, tra cui due responsabili
delle Ferrovie Nord, un architetto e due rappresentanti della
ditta che prese in subappalto i lavori.
L’accusa inoltre ha chiesto una condanna a un anno e sei mesi
per altre tre persone, tra cui tre rappresentanti e responsabili
dell’azienda appaltatrice e il capo dell’unità tecnico
logistica della stazione di Bollate. L’assoluzione, invece, è
stata chiesta per un responsabile della ditta subappaltatrice.
Tutti sono imputati di cooperazione in omicidio colposo.
Nell’udienza di oggi, i familiari della vittima hanno revocato
la costituzione di parte civile perchè risarciti nei giorni
scorsi dagli imputati. Di questo ha tenuto conto l’accusa nel
formulare le richieste di condanna. Le difese parleranno nelle
udienze fissate per l’8 e il 16 maggio prossimi.

ANCONA, 24 MARSi sono prescritte le accuse di
disastro colposo e lesioni gravi contestate a cinque persone –
tre dirigenti della raffineria Api e due manager di un’altra
impresa – per l’incidente del 13 novembre 2001 in cui rimase
gravemente ustionato un operaio anconetano di 42 anni, Andrea
Giannoni. Lo ha sancito oggi il gup di Ancona Francesca Zagoreo.
L’incidente avvenne mentre l’uomo stava chiudendo una valvola
dopo un blocco dell’impianto Igcc.
Nel 2008 erano stati già prosciolti due tecnici (Vijay
Rangraj, indiano, e Peter Kniesburger, della ditta Abb Lummus
Global Gmbh di Wiesaden), che progettarono la valvola di
intercetto del flusso d’ossigeno studiata per modificare
l’impianto. In quella sede, il gup, su richiesta della procura,
restituì gli atti al pm per accertare eventuali responsabilità
relative a presunte carenze di formazione degli addetti. Secondo
il perito incaricato, Arrigo Pareschi, che scagionò i due
tecnici, proprio l’insufficiente formazione del personale
avrebbe concorso a provocare l’incidente.
Per questo erano stati chiamati in causa gli allora vertici
dello stabilimento falconarese, l’ex direttore Franco Bellucci e
l’ex ad Clemente Napolitano e il responsabile operativo della
centrale Pierfilippo Amurri, e tre dirigenti dell’azienda Alstom
– Luigi Marauta e Andrea Brentan – facente parte
dell’associazione temporanea di imprese (Ati) che si occupò
della consegna dell’impianto e che organizzò corsi di
formazione.
I difensori, tra cui l’avv. Paolo Grasso (per Marauta e
Brentan), hanno sostenuto l’insussistenza degli addebiti e
l’adeguatezza dei corsi per gli addetti, chiedendo il
proscioglimento degli indagati.
Era presente per la parte offesa l’avv. Alessandro Scaloni
che, preso atto della prescrizione dei reati, valuterà ora una
transazione per il risarcimento danni o un’eventuale causa
civile. Il gup, accogliendo la richiesta del pm Federica
Fortunati, ha infine pronunciato il non luogo a procedere per
prescrizione.

CIVITAVECCHIA (ROMA)Si è aperto oggi al
tribunale di Civitavecchia il processo nei confronti di Damiano
De Angelis,Gerardo Pappalardo, Clemente Donatangelo e Sergio
Tarolla accusati di omicidio colposo per il tragico infortunio
sul lavoro, avvenuto nel mese di ottobre del 2007 al cantiere
per la conversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga
nord
, in cui perse la vita l’operaio di 31 anni Michele
Cozzolino.
Il giovane , dipendente della Ceit, un’azienda metalmeccanica
locale, venne colpito alla testa da un tubo innocenti caduto
dall’alto. Gli imputati sono l’operaio che stava maneggiando il
tubo, i due responsabili della sicurezza del consorzio delle
imprese appaltatrici ed il responsabile della sicurezza della
ditta per la quale lavorava la vittima.
Come avevano già fatto in sede di udienza preliminare, nel
corso dell’udienza i legali di De Angelis hanno ribadito la
richiesta di patteggiamento ad un anno, che è stata però
nuovamente respinta dal giudice monocratico Maria Paola
Tommaselli.

DEPURATORE MINEO; VIA A PROCESSO PER SETTE
MORIRONO 6 PERSONE, TUTTI DIPENDENTI COMUNALI
(ANSA) – CALTAGIRONE (CATANIA), 23 MAR
– Schermaglie
procedurali hanno caratterizzato la prima udienza del processo,
davanti al Tribunale di Caltagirone, a sette persone per
l’incidente sul lavoro nel depuratore comunale di Mineo,
avvenuto l’11 giugno del 2008, in cui morirono sei persone.
Il Tribunale ha rinviato alla prossima udienza, dell’11
maggio, la decisione se ammettere parte civile la Provincia di
Catania, oltre ai già ammessi Comune di Mineo e Inail.
In aula era presente il procuratore capo Francesco Paolo
Giordano, che aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio
degli indagati a conclusione di indagini svolte da carabinieri
della compagnia di Caltagirone e del Noe.
Imputati sono il sindaco Giuseppe Castania; l’ assessore con
delega ai lavori Pubblici, Giuseppe Mirata; il responsabile
ufficio tecnico del Comune, architetto Marcello Zampino;
l’addetto ai servizio del depuratore, geometra Antonino
Catalano; il responsabile del servizio di prevenzione, Giuseppe
Virzì; il titolare della omonima azienda di espurgo di Ragusa,
Salvatore Carfì e il capo cantiere della ditta, Salvatore La
Cognata.
Nell’incidente morirono i dipendenti comunali Salvatore
Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia e Giuseppe Zaccaria e due
operai della società Carfì, Salvatore Tumino e Giuseppe
Smecca.

CUNEO, 20 MAR – Dario Cordero condannato a 4 anni di
reclusione per omicidio colposo plurimo, il figlio Aldo a 6 anni
per omicidio colposo plurimo e crollo colposo, più 2 anni per
omissione dolosa di misure antinfortunistiche, reato, questo,
per il quale il padre Dario è stato assolto. È questa la
sentenza pronunciata dal tribunale di Cuneo, dove si è
concluso il processo per il disastro del Molino Cordero di
Fossano
. Il 16 luglio 2007 l’esplosione di un silos di farina
provocò la morte di cinque lavoratori: Mario Ricca, Valerio
Anchino, Marino Barale, Antonio Cavicchioli e Massimiliano
Manuello. I giudici hanno accolto le richieste del pm Marco Sanini per Aldo Cordero, mentre per il padre la condanna è stata inferiore. Aldo Cordero è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, mentre il padre per 5 anni. Dovranno inoltre
risarcire Provincia di Cuneo e Comune di Fossano con un simbolico euro. Saranno poi decisi in separata sede i danni subiti dalla Regione e quelli per Lucia Mana e Giovanni
Cavicchioli, parenti delle vittime. Dario Cordero è inoltre
condannato al risarcimento dei danni sofferti dalle parti civili
Daniela e Ottavio Manuello, Serafina Rigoletti, Francesca e
Marco Cavicchioli, Maria Chicco, Diego Manuello (familiari delle
vittime) e l’Inail, tutti da liquidarsi in separato giudizio.

LODI, 8 MAR – Il presidente nazionale di Federchimica, Giorgio Squinzi, e’ stato assolto dal Tribunale di Lodi dall’accusa di lesioni colpose e violazione delle norme
antinfortunistiche nello stabilimento della Mapei di Mediglia,
di cui il manager e’ amministratore unico. L’accusa era stata rivolta Squinzi dopo che, nel marzo del 2005, un operaio di 30 anni venne colpito al viso da un getto di
polveri mentre stava lavorando in azienda riportando un danno
permanente. La difesa del patron della Mapei ha sostenuto che da parte
dell’azienda erano stati messi a disposizione tutti i necessari presidi protettivi.

ANAS ALLONTANA 3 TECNICI (ANSA) – REGGIO CALABRIA, 4 MAR Dopo i due incidenti mortali sul lavoro che si sono verificati, a distanza di poche settimane, nei cantieri del V macrolotto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria l’Anas ha disposto l’allontanamento del direttore di tronco e dei capocantieri del contraente generale Impregilo-Condotte. Lo si è appreso in ambienti della Prefettura di Reggio Calabria. I provvedimenti sono stati adottati dall’Ufficio Alta sorveglianza dell’Anas. Il direttore tecnico allontanato è l’ing. Umberto Cardu mentre i due capocantieri sono i geometri Pierpaolo Piccinini e Santo Semilia. L’impresa allontanata è la Edil Niti di Gela (Caltanissetta).

Saras, le vittime sul lavoro: “anche l’azienda è colpevole”
– 26 febbraio –
Il perito della Procura della Repubblica di Cagliari ha depositato in cancelleria la consulenza tecnica finale sull’incidente, avvenuto il 26 maggio scorso, in cui
morirono tre operai di un’impresa d’appalto, la Comesa, Bruno Muntoni, Luigi Solinas e Daniele Melis. Secondo quanto riferisce il quotidiano “L’Unione Sarda” il perito Salvatore Gianino avrebbe evidenziato che l’infortunio sul lavoro sarebbe riconducibile anche all’organizzazione dell’attività lavorativa nella raffineria sarda. Quindi nel registro
degli indagati, ipotizza il quotidiano cagliaritano, oltre al direttore tecnico dell’impresa d’appalto Francesco Ledda, il capocantiere Vincenzo Meloni, il caposquadra Giannino Melis e il direttore della Saras di Sarroch Guido Grosso, potrebbero finire anche i vertici
milanesi dell’azienda.

DEPURATORE MINEO; SLITTA INIZIO PROCESSO (ANSA) – CALTAGIRONE (CATANIA), 23 FEB
Il Tribunale di Caltagirone ha rinviato al prossimo 23 marzo, per un problema procedurale di alcune notifiche, la prima udienza del processo a sette persone per l’incidente sul lavoro nel depuratore comunale di Mineo, avvenuto l’11 giugno del 2008, in cui morirono sei
persone. In aula era presente il procuratore capo Francesco Paolo Giordano, che aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio degli indagati a conclusione di indagini svolte da carabinieri della compagnia di Caltagirone e del Noe. Le persone imputate sono il sindaco Giuseppe Castania; l’assessore con delega ai lavori Pubblici, Giuseppe Mirata, il responsabile ufficio tecnico del Comune, architetto Marcello Zampino; l’addetto ai servizio del depuratore, geometra Antonino Catalano, il responsabile del servizio di prevenzione Giuseppe Virzì; il titolare della omonima azienda di espurgo di Ragusa, Salvatore Carfì; e il capo cantiere della ditta, Salvatore La Cognata. Nell’incidente morirono i dipendenti comunali Salvatore Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia e Giuseppe Zaccaria e due operai della società Carfì, Salvatore Tumino e Giuseppe Smecca. 

BOLOGNA, 16 FEB – Il giudice monocratico di Bologna Grazia Nart ha condannato a un anno di reclusione (pena sospesa) quattro dirigenti delle Bonciani Spa, ditta di Ravenna subappaltatrice per la quale lavorava Enzo Celleghin, 48 anni, di Venezia, che rimase ucciso da una violentissima scossa elettrica il 18 agosto 2004 mentre stava lavorando in un
cantiere della Tav, l’alta velocita’ ferroviaria, a Bologna. Il Pm Flavio Lazzarini aveva chiesto per i quattro, il presidente, il capo commessa, il direttore del cantiere e il capo squadra, una condanna a un anno e sei mesi. Assoluzione – come aveva anche
chiesto lo stesso Lazzarini – degli degli altri quattro imputati, il direttore dei lavori dell’Italferr (Gruppo ferrovie dello Stato), società che gestiva il cantiere, il direttore dei lavori della Bologna Ponente, ditta che lavorava al cantiere, e altri due dipendenti
della Bonciani. L’incidente avvenne di pomeriggio nel cantiere Tav di via Agucchi. Nell’area era in corso la costruzione di una tratta destinata a diventare la nuova Porrettana, ma anche a sostituire la linea Bologna-Milano, quando questa era interessata
dai lavori di trasformazione in alta velocita’. L’operaio era incaricato di alcuni lavori alla linea aerea, si trovava su un carrello elevatore, e si avvicino’ ad alcuni cavi di alimentazione, senza toccarli. Stava avvitando le mensole che sostengono i fili dell’alta
tensione quando si produsse un arco voltaico e una scossa violentissima lo investi’, uccidendolo sul colpo. Visti i lavori in corso non ci doveva essere la tensione su quei cavi, ed e’ per questo c’e’ stato il processo che si e’ concluso con la condanna di chi
aveva vari ruoli di garanzia. Celleghin, che abitava vicino a Venezia con la famiglia, era sposato, con due figlie.

CONFERMATE CONDANNE A TARANTO – 9 FEB – La sezione distaccata di Taranto
della Corte d’Appello di Lecce ha confermato la condanna a pene comprese fra un anno e 4 mesi e un anno di reclusione nei confronti di sei imputati (tre dirigenti dell’Ilva e tre
rappresentanti della ditta appaltatrice Cemit
), accusati di  omicidio colposo in relazione all’incidente sul lavoro del 12 giugno 2003 in cui persero la vita Paolo Franco, 24 anni, di San Marzano di San Giuseppe, e Pasquale D’Ettorre, di 27. I due operai furono schiacciati da una delle gru che vengono usate per movimentare le materie prime del parco minerali.

02 FEBBRAIO

ILVA,CONFERMATE 3 CONDANNE – TARANTO – La sezione distaccata di Taranto
della Corte d’appello di Lecce ha confermato le condanne, con sospensione della pena, nei confronti di tre imputati accusati di omicidio colposo per un incidente sul lavoro verificatosi il 21 maggio 2004 nello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, che costò la vita a Silvio Murri, operaio di 38 anni, dipendente diretto dell’azienda.
Tutti gli imputati sono stati condannati ad un anno di reclusione. Due di loro – un capo reparto e un tecnico ponteggiatore – hanno beneficiato di una lieve riduzione di pena, mentre per il terzo – un operaio – la sentenza è stata totalmente confermata. La Corte ha inoltre disposto il risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede, in favore della moglie e del figlio della vittima, costituitisi parte civile tramite gli avvocati Carlo Petrone e Francesco Murianni. Per la stessa vicenda un caposquadra dell’Ilva aveva già patteggiato la pena (sospesa) in primo grado ad un anno e quattro mesi. Murri, secondo la ricostruzione degli ispettori del lavoro, il giorno della tragedia stava smontando un ponteggio, insieme a due colleghi, quando la struttura cedette. L’operaio precipitò da un’altezza di otto metri battendo violentemente il capo e morì in ospedale dopo dieci giorni di agonia senza aver ripreso mai conoscenza.

15 GENNAIO

Dopo 26 udienze nell’arco di due anni, il tribunale di Mantova ha condannato l’industriale Rodolfo Belleli, 97 anni, a 3 anni e 10 mesi di carcere (3 anni condonati) e a risarcire le famiglie delle quattro vittime per amianto con 2 milioni e 400 mila euro. Il giudice Luigi Pagliuca ha assolto invece il figlio Riccardo per non aver commesso il fatto. Il Pm aveva chiesto per Rodolfo una condanna più pesante: 6 anni. I quattro dipendenti stroncati da tumore al polmone per i quali i famigliari si sono costituiti parte civile sono Fiorenzo Moratti, Francesco Danieli, Ezio Contesini e Giovanni Turazza. I parenti di un quinto operaio non si sono costituiti parte civile. Il giudice alle 19 parti in giudizio ha liquidato in tutto 2 milioni e 400 mila euro, che dovranno essere risarciti sia da Rodolfo Belleli, sia dal responsabile civile Belleli industrie meccaniche srl.
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