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Ancora un morto a Civitavecchia

nomortilavoro | 18 Ottobre, 2007 21:02

Michele Cozzolino è l’ultimo caduto nella lunga strage di “morti del  lavoro” che insanguina l’Italia alla media di 4 decessi al giorno!
Michele Cozzolino aveva 32 anni, moglie e 2 figli, lavorava alla Ceit , una delle tante ditte di appalto nella riconversione a carbone della centrale Torvaldaliga Nord di Civitavecchia.
La Regione Lazio è al 3° posto di questa criminale graduatoria .
Qualche giorno fa è stato seppellito l’operaio morto nell’esplosione della fabbrica d’armi Rimmel di Colleferro, ora piangiamo Michele ucciso nel cantiere Enel di Civitavecchia !!
Quante altre vittime sacrificali bisogna ancora immolare sull’altare del profitto prima che la Regione Lazio, la Provincia di Roma, i vari Comuni decidano di intervenire drasticamente ?

Ascolta la corrispondenza di Radiondarossa con un  lavoratore dell'Enel. (Continua)

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Civitavecchia: l'Enel che uccide

nomortilavoro | 18 Ottobre, 2007 12:18

E' il quarto morto sul lavoro in otto giorni nel Lazio.
Michele Cozzolino di 32 anni ha perso la vita  mentre lavorava alla costruzione della contestatissima Centrale a carbone di  Torre Valdaliga Nord.
Un intervento a Radiondarossa di una no-coke.

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Si suicida in fabbrica, non riusciva a pagare il mutuo di casa

nomortilavoro | 18 Ottobre, 2007 10:00

La legge 30, oppure legge Biagi, o come la vogliono chiamare lor signori, e il pacchetto Treu sono leggi che rendono precario il lavoro, la vita ed eliminano diritti e tutele.
Queste leggi in mano ai nostri amati imprenditori, dediti solo al profitto e allo sfruttamento del lavoro, diventano vere e proprie armi di distruzione di massa.
Tale è diventato il numero d’infortuni che si registra in questo paese, cifre che sono paragonabili ai bollettini di guerra, con morti e feriti senza prigionieri o convenzioni di Ginevra.
L’ultima vittima di questa carneficina, un operaio di 43 anni, che si è suicidato questa mattina nella fabbrica dove lavorava, la "Meloni" di Tolentino, in provincia di Macerata, impiccandosi con una corda al collo.
Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo, residente a Pollenza era in condizioni di depressione perché non riusciva più a pagare con il suo solo salario il mutuo della casa, dopo che la moglie era stata licenziata nei mesi scorsi dal suo impiego precario. Mentre in precedenza, con due stipendi, le rate venivano pagate dalla coppia senza particolari difficoltà, dopo il taglio di uno dei due redditi familiari, la situazione si è fatta sempre più difficile da affrontare, con le preoccupazioni che aumentavano di giorno in giorno. Fino al tragico epilogo di oggi, con l'operaio che si è impiccato nell'azienda dove lavorava, quasi in un tragico ma simbolico gesto di denuncia, oltre che di disperazione.
L’uomo lascia la moglie e una figlia di sei anni.
 (Continua)

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