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Morti pittoresce

nomortilavoro | 07 Agosto, 2008 12:44

Mentre i turisti stranieri a Roma e nelle altre metropoli si divertono a fotografare i nuovi panorami “cileni” offerti dai marmittoni in assetto di guerra che presidiano sedi diplomatiche e altri punti “sensibili”– ci immaginiamo il commento “molto pittoresco…” “che paese avventuroso…” – nei posti di lavoro gli operai continuano ostinatamente a cadere dentro cisterne piene di gas venefici, a precipitare dalle impalcature senza protezione, vittime del “pittoresco” modo di produrre che vige nel nostro paese. Effetti collaterali, come li giudica anche qualche ministro – vedasi l’'ex dipendente INPDAP Scaiola, –del “progresso” e della “civiltà” capitalistica.

Cosa sono qualche migliaia di morti e feriti di fronte al benessere garantito a milioni di persone dalla costruzione di milioni di metri cubi edificati, in modo più o meno legale, all’'energia garantita dalle centrali nucleari (fra 10-15 anni?), alla necessità di effettuare certe lavorazioni pericolose, ma necessarie, risparmiando il più possibile, altrimenti le aziende andrebbero in rovina. Cosa sono le famiglie distrutte spiritualmente e materialmente dagli incidenti sul lavoro e stradali, che superano di gran lunga le vittime delle azioni criminali e delittuose?
Solo effetti collaterali inevitabili dell’a– produzione a basso costo, del consumismo vacanziero, dello stress dovuto al traffico cittadino provocato dall'’assenza assoluta di un sistema di trasporto pubblico efficiente. Ma la popolazione continua a sopportare (o a non capire), tanto che la curiosità è di vedere fino a che punto la dittatoriale propaganda di questo regime pseudo-democratico potrà continuare indisturbata a giocare la carta della “percezione” sulla sicurezza e sulla immigrazione, che sembra l’'unica emergenza meritoria di attenzione.
I morti sulle strade, nelle fabbriche, nelle campagne, nelle officine, che si susseguono giornalmente sono ormai solo un rumore di sottofondo alle polemiche sui sacrosanti diritti umani (solo degli altri) che campeggiano e dominano sulle pagine dei giornali e nei titoli dei TG. Possibile che queste morti non vengano “percepite” da nessuno come situazione drammatica ? Possibile che i nostri sensi debbano essere così attutiti e deviati dal continuo martellamento mediatico da non avvedersi di come le “emergenze” costruite a bella posta da costoro servano esclusivamente a giustificare una sempre più progressiva limitazione delle libertà personali e politiche in questo paese, a garanzia e tutela non di noi, ma del regime stesso ? Quando ci decideremo a riaprire occhi ed orecchie ed a mettere in piedi una reazione dignitosa e commisurata a questo gravissimo stato di cose ?

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